Russia a rischio recessione

di Redazione Commenta

Le conseguenze del mancato taglio della produzione del petrolio potrebbero essere gravissime nel 2015 per il Paese.

Sono e saranno moltissime le conseguenze della mancata riduzione della produzione del petrolio da parte dell’OPEC durante il vertice tenutosi ieri a Vienna al quale hanno partecipato i rappresentati dei principali Paesi produttori di greggio.

Il mancato taglio potrebbe spedire la Russia direttamente in recessione. A considerare questa ipotesi sono gli economisti interpellati da Bloomberg, stando ai quali vi è una probabilità del 75% che nel prossimo anno, l’economia russa si contragga, se le quotazioni saranno più basse di ottanta dollari al barile, quando nella media tra metà ottobre e metà novembre si sono attestate a quasi 83 dollari.

La banca centrale ha già resettato le prospettive di crescita per l’anno prossimo, mentre per Bloomberg l’economia potrebbe crescere di appena lo 0,1%, molto meno dello 0,8% valutato appena un mese fa.

Nella tarda serata di ieri, la moneta russa si è indebolita ulteriormente del 2,6%, scendendo al minimo storico di 48,6550 contro il dollaro. Dall’inizio del 2014, la valuta russa si è svalutata di oltre il 30%, anche se ciò ha avuto un effetto positivo sulle entrate fiscali, dal momento che ha compensato la caduta delle quotazioni del Brent esportato (-35%), tradotte in dollari.

Il deprezzamento del rublo, il quale aveva anche vissuto un’ottava molto fortunata la scorsa settimana, potrebbe avere un effetto alquanto negativo sull’inflazione, già aumentata a novembre dell’8,3%. Gli economisti ritengono che l’inflazione potrebbe portarsi al 9% a dicembre e toccare il picco del 9,3% nel primo trimestre del 2015, salvo rallentare successivamente.

Per quanto non siano stati forniti target specifici, il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, potrebbe intervenire a difesa della moneta, qualora dovesse essere toccato il cambio di 50 contro il dollaro. All’inizio di questo mese, l’istituto ha liberalizzato il cambio, consentendo alla valuta di oscillare liberamente sul mercato, dopo avere “bruciato” 90 miliardi di dollari delle riserve per difenderlo.

 

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