Danimarca: il fondo Pfa si avvarrà dei fondi di salvataggio

di Simone Commenta

Pfa rappresenta il secondo maggior fondo pensionistico di tutta la Danimarca: questo veicolo finanziario è salito agli onori della cronaca finanziaria per il suo acquisto dei titoli obbligazionari di salvataggio messi a disposizione dell’Unione Europea. L’intento è abbastanza evidente, questi bond sono stati creati appositamente per fornire un adeguato sostegno ai paesi comunitari più in difficoltà con il loro debito, tra i quali figura appunto la nazione scandinava. Il fondo di Copenaghen ha confermato la propria partecipazione alle aste del prossimo mese. Secondo gli analisti del paese nord europeo, inoltre, nel caso di un buon prezzo di acquisto, l’operazione andrà in porto, anche perché sono proprio le tariffe la parte che deve essere ancora discussa in tal senso.


Quattro giorni fa, poi, la stessa Danimarca ha fatto proprie delle obbligazioni decennali con un rendimento pari al 3,5%. Cosa sono esattamente questi bond di salvataggio? L’Europa sta vendendo i titoli che presentano il miglior rating creditizio in modo da generare denaro sufficiente per mantenere a galla il debito interno. La crisi economica ha reso ancora più urgente una emissione simile, ma l’ottimismo non manca. C’è però da precisare che i Rescue Bond sono più vulnerabili rispetto al debito governativo delle principali economie comunitarie, come ad esempio quella francese, ma il ritorno economico vale questo rischio. La settimana attualmente in corso si è caratterizzata per la vendita da Bruxelles di bond a dieci anni, una cessione possibile grazie all’European Financial Stabilization Mechanism: la domanda è stata piuttosto forte, con una buona percentuale proveniente anche dal continente asiatico (25%).

L’Efsm sta fornendo, insieme all’European Financial Stability Facility, le somme necessarie a Irlanda e Portogallo per far fronte alla loro emergenza: la corona danese, moneta ufficiale del paese, è legata da tempo all’euro per il tramite degli Accordi Europei di Cambio, con un rapporto che è rimasto a lungo ancorato sulle sette-otto corone per ottenere un euro.

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