Alitalia, ecco il piano di rilancio

di Valentina Cervelli Commenta

Alitalia è pronta a ripartire a livello societario,  strizzando un occhio alle richieste dell’Antitrust europeo e a quelle dei lavoratori. Per ciò che riguarda il suo rilancio di una cosa si può essere certi: si tratterà di un vettore più contenuto rispetto ad oggi.

Flotta ridotta e meno personale

La nuova compagnia infatti avrà una flotta ridotta a 70 aerei e una diminuzione di personale, per il quale si penserà a un piano importante di uscita fatto di cig e scivoli per chi ha raggiunto determinati requisiti. Tecnicamente, a livello societario, vi sarà una holding per il volo a cui faranno capo due controllate che, da quanto si è appreso, possono già contare su investitori pronti a partecipare: tra di loro vi sono anche Atitech e Swissport. Una conferma per la prima, un nuovo interesse per la seconda.

Ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli:

Esiste una dotazione iniziale con un range di 70 aerei che è il numero di quelli che servono oggi per volare.[…] Partire da 70 aerei non significa 4 mila esuberi. Ci sarà cig con modalità da definire riguardo i tempi, relativamente al Covid-19 .

Quel che è certo, seppure la situazione appare ancora da definire, è che nel piano iniziale preparato dagli advisor, il numero totale di lavoratori preventivati è di 6500. Al momento ne sono attivi 6.900 circa lavoratori in cig a rotazione su 11.300 totali. Dal punto di vista del personale il nodo potrebbe rivelarsi difficile da sciogliere: fattore che ha messo in allerta i sindacati.

Alitalia suddivisa in good company e bad company

Il punto della questione è semplice: anche non volendo parlare di esuberi, la riassunzione di tutto il personale, per quanto non venga espresso ad alta voce, è totalmente fuori portata. Alitalia deve prima nascere nel suo nuovo assetto societario e poi crescere: motivo per il quale sarà necessario mettere in campo ammortizzatori sociali e qualsiasi altro strumento possibile per evitare i licenziamenti.

Al momento la questione è allo studio da parte degli esperti del ministero del lavoro che con il Mise e il Mit dovrebbe affiancare il Ministero del Tesoro che entrerà nella partita con i “famosi” 3 miliardi di dotazione finanziaria. Vi dovrebbe essere la good company, ovvero la nuova newco Alitalia e la bad company chiamata a prendersi “cura” di esuberi e quant’altro.

Un piano, quello allo studio, basato sulla necessità di prendersi cura di tutte le diverse priorità che la nascita della nuova Alitalia mette in campo e che a prescindere dall’entusiasmo di alcuni papabili investitori deve essere ben calibrato per funzionare.

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