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Vendite di bond: a maggio grandi exploit di Nissan e Ally

 
Simone
2 giugno 2012
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Ally Financial, celebre holding bancaria con sede a Detroit, e Nissan Motor Corporation sono le due compagnie che hanno totalizzato le principali vendite di titoli obbligazionari negli Stati Uniti nel corso del mese di maggio: l’importo in questione ammonta a ben 13,3 miliardi di dollari, un dato che deve essere confrontato con i 14,4 miliardi relativi alla media annuale. In pratica, questa differenza non è troppo evidente, anche perché le vendite di autovetture sono sostanzialmente aumentate nel periodo preso in considerazione. In effetti, queste ultime offerte hanno rappresentato circa 5,2 miliardi di dollari del totale di asset-backed (lo strumento finanziario emesso a fronte di operazioni di cartolarizzazione) collegate ai prestiti e ai leasing di veicoli.

NISSAN PUNTA ALL’ACQUISTO DEL 25% DELLA RUSSA AVTOVAZ
Giusto per avere un’idea, gli acquisti presso Ford Motor sono aumentati di tredici punti percentuali; il colosso di Dearborn ha voluto diversificare le proprie fonti economiche, convertendo qualcosa come 2,5 miliardi di dollari in Abs. Tornando a parlare delle due società protagoniste delle emissioni, c’è da dire che la stessa Ally ha pagato diciassette punti base in più rispetto al tasso swap su una delle migliori porzioni della propria vendita (si tratta della scadenza prevista tra 2,4 anni per la precisione); allo stesso tempo, Nissan ha invece versato una differenza aggiuntiva di quarantasette punti rispetto al Libor a un mese (London Interbank Offered Rate) per quel che riguarda il debito valutato co un rating pari ad AAA e in scadenza fra tre anni.

LA CRESCITA DI NISSAN PASSA SOPRATTUTTO DALLA CINA

Il Libor in questione, vale a dire il tasso a cui le banche annunciano di poter prestare in dollari, agisce in qualità di benchmark per circa 360 trilioni di dollari. Gli spread relativi alle Abs sono rimasti sostanzialmente stabili, anche se la crisi del debito dell’eurozona avrebbe potuto esercitare una influenza ben peggiore. Rimane, comunque, il rischio di nuove tempeste sui principali mercati.

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