Le nuove regole del London Metal Exchange

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Il London Metal Exchange, la borsa dei metalli non ferrosi più grande al mondo, è intenzionato a modificare alcune sue regole relative ai depositi, in modo da capire cosa è davvero importante per il mercato in senso ampio: la conferma è giunta direttamente da Charles Li, amministratore delegato della Hong Kong Exchanges & Clearing Limited, l’azienda asiatica che detiene il controllo della piazza londinese. Inoltre, giusto una settimana fa l’ad dell’Lme, Martin Abbott, ha annunciato la revisione dei tassi di spedizione, una operazione che dovrebbe essere perfezionata nel corso dei prossimi sei mesi.

Ad aprile, poi, il gruppo in questione ha provveduto ad aumentare l’ammontare minimo per quel che concerne le spedizioni giornaliere. Come ha sottolineato lo stesso Li, non esiste attualmente nessuna ragione valida per favorire i produttori, i consumatori, gli operatori o le banche; l’unico pensiero che vaga nella mente si riferisce ai miglioramenti del mercato a cui si sta facendo riferimento. Ci sono dei dati che mettono in luce una situazione ben precisa in questo senso: in pratica, i metalli che sono monitorati dal London Metal Exchange (come il nichel, l’alluminio e lo stagno) possono trascorrere circa cinquantasei settimane presso il porto olandese di Vlissingen e altre quarantotto settimane a Detroit.

La domanda è semplice: bisogna capire se i consumatori sono davvero disposti ad attendere tutto questo tempo per i metalli oppure se le lunghe attese non sono altro che una fila matematica. Gli acquirenti che pagano per l’alluminio relativo alla spedizione immediata negli Stati Uniti e in Europa sono aumentati insieme ai prezzi del metallo in questione, circa 2,5 punti percentuali nel corso di quest’anno che fanno senza dubbio riflettere. Tra l’altro, la borsa londinese vanta oltre seicento transazioni registrate in località come Singapore e molte città americane, così da assicurare la spedizione fisica contro i contratti futures (le principali compagnie attive sono Goldman Sachs, Glencore e JPMorgan).

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