Dopo il QE di Draghi, gli investitori sono in attesa della Fed

di Marco Preziosi Commenta

Le aspettative sono ormai per appena un paio di aumenti dei tassi quest’anno, meno dei quattro pronosticati alla fine del 2015.

Saperne di più sulla tempistica delle prossime azioni restrittive, su cui qualcosa dovrebbe finalmente dire il comunicato del Fomc. Questo è l’obiettivo principale per gli investitori, durante questi giorni.

Le aspettative sono ormai per appena un paio di aumenti dei tassi quest’anno, meno dei quattro pronosticati alla fine del 2015. A fare propendere la bilancia verso una stretta meno celere sono state le tensioni finanziarie delle prime settimane del 2016, quando i mercati hanno reagito globalmente alle preoccupazioni di un rallentamento dell’economia mondiale e alla caduta dei prezzi delle materie prime.

Yellen e la maggioranza del consiglio di amministrazione rischieranno di mettere alla prova il sentiment del mercato. Per tale ragione, è probabile che tra 2 giorni segnaleranno di aumentare solo intorno alla metà dell’anno i tassi nuovamente, dando vita a una stretta dai ritmi abbastanza lenti.

Tutto ciò sta sterilizzando le ultime mosse della Banca Centrale Europea, ovvero il potenziamento degli stimoli monetari nell’Eurozona, come dimostra l’apprezzamento del cambio euro-dollaro all’attuale rapporto di 1,1132, paru al +1,7% in confronto alla vigilia del board dell’Eurotower. E anche in previsione forse di un indebolimento del biglietto verde, le quotazioni dell’oro non solamente non sono diminuite nelle ultime settimane, ma restano ai massimi dell’anno, segnando un aumento di quasi mezzo punto percentuale dal 9 marzo scorso, il giorno prima che Mario Draghi sfoderasse il secondo “bazooka” monetario.

Per il resto, da allora il mercato azionario nell’Eurozona si attestato su un buon +2,6%, come dimostra l’Eurostoxx 50, mentre gli spread sul mercato dei bond governativi si sono ristretti. Quello tra i BTp e i Bund a 10 anni è diminuito di 10-11 punti base a 105-106 bp, mentre i rendimenti decennali dei nostri titoli, in valore assoluto, si sono ridotti di 10 bp all’1,31%, ai livelli più bassi da circa 11 mesi. Nel frattempo, invece, i rendimenti dei Bund risultano cresciuti di 3 bp allo 0,26% attuale, mentre quelli dei Treasuries a 10 anni sono aumentati di 9 bp all’1,97%.

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