Investire in titoli conviene?

di Marco Preziosi Commenta

Tutta una questione di austerity e dei rischi che essa comporta in termini di rendimento, risparmio, spese e tasse aggiuntive.

Investire in titoli conviene? La domanda sorge spontanea: conviene ai piccoli risparmiatori investire in titoli? A quanto pare la risposta è “No”. Pensare che il 70% dell’eventuale guadagno è destinato al pagamento di tasse e commissioni. Strano, ma vero.

Tutta una questione di austerity e dei rischi che essa comporta in termini di rendimento, risparmio, spese e tasse aggiuntive. Tutto si traduce in un carico eccessivo di commissioni e di richieste fiscali. Così ciò che i piccoli risparmiatori mettono da parte si perde in ritorni di varia natura economica allo Stato e alle Banche.

In un momento così difficile, gli investitori, dunque devono riflettere bene prima di investire in titoli. Ci sono infatti alcune costanti da tenere d’occhio prima di lanciarsi in transazioni di questo tipo che non farebbero forse bene a primo impatto ai risparmiatori.

Appare opportuno fare alcuni esempi:

chi investe in Bot e Btp una cifra pari a 10.000 euro per un anno deve tenere in considerazione che il 60/70% del guadagno andrà via tra spese e tasse.

I conti, dunque, non tornano. Neanche nel caso in cui il capitale investito rasentasse il doppio o qualcosa in più (25.000 euro). In questo caso l’investitore, o meglio, il piccolo risparmiatore, sceglierebbe di puntare sulle azioni prevedendo un ritorno del 4,5% tra dividendi e capital gain. Tutto filerebbe liscio? No, poiché in questo caso il fisco e le spese tratterrebbero il 67%.

In conclusione, in mancanza di qualche forma di proporzionalità su commissioni e Fisco, il piccolissimo risparmiatore, cioè quello con un portafoglio fatto di poche decina di migliaia di euro, rischia di soccombere per eccessivi carichi.

 

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