Banca Mondiale e Fmi: ecco i rischi insiti nei mercati emergenti

La svalutazione di una determinata moneta consente alla nazione di migliorare lo stato della propria economia, a spese però degli altri paesi: ad esempio, nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero procedere ancora più spediti nella direzione di una ulteriore riduzione quantitativa, allora i prodotti finanziari dei mercati emergenti, in primis gli Etf, potrebbero subire una reazione violenta dal dollaro svalutato. La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, due dei pilastri finanziari sorti a Bretton Woods nel 1944, stanno lanciando a più riprese un allarme circa i potenziali problemi che deriverebbero da una fluttuazione eccessiva della moneta verde nel mercato di riferimento.


Gli economisti, inoltre, si stanno concentrando sulla vasta mole di investimenti diretti esteri che va a confluire in questi specifici mercati, anche perché si potrebbero ottenere dei flussi maggiori di denaro e un impatto positivo su tali piazze (in particolare, sono gli Etf delle Filippine a caratterizzare la principale crescita economica in questo senso). Molti governi di economie in via di sviluppo hanno già approntato delle misure volte ad agevolare il taglio dell’ammontare di denaro che deve essere immesso nei loro sistemi; ciò nonostante, consentendo dei movimenti protezionistici di questa portata, sempre secondo quanto affermato da Banca Mondiale e Fmi, si dà un pessimo esempio a livello internazionale, visto che si rischia seriamente di ridurre le attività globali. L’Africa può rappresentare il continente dalle più alte potenzialità in fatto di investimenti finanziari.

Comunque, alcuni analisti bancari sono convinti che l’ammontare di cash che sta per “inondare” i mercati in questione non ha ancora raggiunto il punto che contraddistingue una sorta di soffocamento dei vari settori; mentre i risparmiatori non dovrebbero preoccuparsi di questo problema oggi, c’è però bisogno di un costante monitoraggio sulle possibili formazioni di bolle. Alcune indiscrezioni indicano che i maggiori investimenti diretti esteri si trovano in quei mercati in cui l’inflazione è fuori controllo e le valutazioni sono superiori.

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