Fusione Saipem e Subsea7, il punto della situazione

La fusione tra Saipem e Subsea7? Facciamo insieme il punto della situazione, ricordando che rappresenta una delle operazioni più importanti degli ultimi anni nel settore dei servizi per l’energia.

Il punto della situazione tra Saipem e Subsea7

L’obiettivo è quello di creare un nuovo gruppo in grado di competere su scala globale nelle attività offshore, unendo competenze, flotte navali e tecnologie complementari. Il progetto, annunciato nel febbraio 2025, continua ancora il suo percorso di approvazione, ma deve ancora superare alcuni passaggi fondamentali prima di diventare operativo.

Le due società hanno deciso di unire le proprie attività per rispondere ai cambiamenti del mercato energetico. I grandi progetti offshore richiedono infatti aziende sempre più grandi, capaci di gestire commesse complesse e di operare in diverse aree del mondo.

Dalla fusione nascerà una nuova società denominata “Saipem7”, con ricavi stimati intorno ai 21 miliardi di euro, un portafoglio ordini di circa 43 miliardi e oltre 45.000 dipendenti a livello globale. La sede legale resterà in Italia, mentre il quartier generale sarà a Milano. Le azioni continueranno a essere quotate sia alla Borsa di Milano sia a quella di Oslo.

Dal punto di vista societario, gli azionisti di Saipem e quelli di Subsea7 controlleranno ciascuno il 50% del capitale della nuova società. Gli azionisti di Subsea7 riceveranno 6,688 nuove azioni Saipem per ogni titolo posseduto, mentre prima del completamento dell’operazione è previsto anche un dividendo straordinario destinato agli azionisti della società norvegese.

Le due aziende stimano inoltre sinergie pari a circa 300 milioni di euro all’anno una volta completata l’integrazione, grazie soprattutto all’ottimizzazione delle flotte, delle attività operative e dei costi.

Manca il verdetto delle autorità europee

Negli ultimi mesi il progetto ha compiuto diversi passi avanti. L’accordo vincolante di fusione è stato firmato nel luglio 2025, confermando i termini già annunciati con il memorandum d’intesa. Parallelamente sono proseguite le richieste di autorizzazione presso le autorità antitrust dei vari Paesi in cui operano le due aziende. Alcuni organismi hanno già dato il via libera, come l’autorità brasiliana e quella turca, considerate tappe importanti per il completamento dell’operazione.

Il principale ostacolo resta però l’esame delle autorità europee della concorrenza. La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se la fusione possa ridurre la concorrenza in alcuni segmenti del mercato dei servizi offshore, in particolare nelle attività legate alle infrastrutture sottomarine per petrolio e gas. Secondo Bruxelles, la concentrazione potrebbe tradursi in prezzi più elevati e minori alternative per i grandi clienti internazionali. Per questo motivo non è escluso che vengano richieste cessioni di asset o altri rimedi prima dell’approvazione definitiva. Anche le autorità australiane stanno conducendo una valutazione approfondita.

Voi cosa pensate accadrà?