Unicredit, affondo di Caius sul capitale

di Valentina Cervelli Commenta

Caius Capital, il fondo speculativo specializzato in crediti deteriorati mette sotto accusa Unicredit sollevando alcune perplessità e mettendo in discussione il CET1 della banca. Ovviamente la banca non è rimasta a guardare, rispondendo immediatamente alle illazioni, che però hanno già portato Piazza Affari a reagire debolmente per ciò che riguarda il titolo.

A diffondere la notizia delle accuse è stato il Financial Times raccontando come il fondo abbia inviato una lettera in merito sua all’Eba che ad Unicredit sottolineando come il capitale non  non sarebbe corretto in base alle regole europee a meno di convertire in titoli ordinari i quasi 3 miliardi di strumenti finanziari complessi emessi nel 2008. In una sola parola i cashes. Dove è il problema e il fulcro stesso delle “lamentele” del fondo? E’ vero la conversione se necessaria potrebbe causare delle perdite sostenute per alcuni degli investitori, ma al contempo, come sottolineato dallo stesso Financial Times, la vendita dei cashes farebbe comodo a Caius, facendogli guadagnare molto grazie alla sua strategia di investimenti.

Ma cosa ha risposto Unicredit?

Il trattamento regolatorio dei titoli cashes è stato pienamente illustrato al mercato e confermato e rivisto dalle autorità regolatorie competenti e l’attuale contributo dei cashes sulla posizione patrimoniale complessiva della banca non ha impatti significativi sui ratio regolatori del gruppo. Come annunciato a fine 2017, Unicredit ha una solida posizione di capitale con un CET1 ratio al 13,6%.

Non solo, vi sarebbero delle “clausole contrattuali che, in caso di sviluppi regolamentari, consentono di preservare la posizione di capitale di Unicredit anche tramite la conversione automatica degli strumenti sottostanti i cashes in azioni ordinarie“.

Un niente da fare quindi, al momento, per il fondo speculativo.

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