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Risparmio gestito subisce deflusso di 4,6 miliardi a giugno 2012

 
ND82
26 luglio 2012
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Secondo quanto comunicato da Assogestioni, a giugno l’industria del risparmio gestito ha dovuto fare i conti con un nuovo deflusso di capitali per complessivi 4,6 miliardi di euro. Il saldo tra sottoscrizioni e riscatti chiude un semestre caratterizzato dalle vendite. Da gennaio scorso i deflussi netti totali dai fondi comuni di investimento e dalle gestioni patrimoniali ammontano a 10,1 miliardi di euro: 5,9 miliardi dalle gestioni e 4,2 dai fondi.

Tuttavia, il patrimonio è cresciuto dello 0,3% passando a 954,3 miliardi di euro dai 950,9 miliardi di maggio (a inizio anno era 948 miliardi). Il motivo è riconducibile al recupero di alcuni mercati azionari e delle quotazioni dei bond governativi dei paesi periferici europei rispetto ai valori più bassi di maggio e di fine 2011. Il deflusso arriva sia dagli investitori privati di piccola-media taglia, spaventati dall’eccessiva volatilità di bond e azioni e dalla crisi dell’euro, sia dagli investitori istituzionali.

Questi ultimi stanno allegerendo l’esposizione in vista della pausa estiva, ma anche in un’ottica di maggiore protezione dei propri risparmi preferendo asset alternativi. Inoltre, come avvenuto negli ultimi anni, la riduzione degli scambi nel periodo estivo potrebbe creare ancora ulteriore volatilità sui mercati con conseguente aumento dei rischi. In realtà i motivi del deflusso dal risparmio gestito va ricercato all’interno dell’organizzazione stessa dell’industria.

Sono anni ormai che il settore è in crisi. Le stesse banche a capo delle società di gestione del risparmio, che avevano trainato il boom a partire dagli anni ’80, stanno abbandonando il settore. Agli spportelli bancari gli addetti preposti vendono soprattutto polizze e obbligazioni, che fruttano maggiori commissioni. Il grosso del deflusso dal risparmio gestito ha interessato i principali gruppi bancari: Intesa SanPaolo ha perso 1,6 miliardi, Pioneer-Unicredit 1 miliardo, Generali 510 milioni. In attivo restano Poste Italiane (268 milioni), Franklin Templeton (226 milioni), Azimut (191 milioni).

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