Dove investono maggiormente gli italiani

Gli italiani, come noto, sono un popolo di grandi risparmiatori, peculiarità che consente alla nostra nazione, nonostante la zavorra di un pesante debito pubblico, di poter risultare solvibile agli occhi dei mercati finanziari. Certo, gli italiani non disdegnano neppure sfidare la fortuna acquistando il biglietto di qualche lotteria, piuttosto che collegarsi ad internet e rendere ancor più coinvolgente la propria passione sportiva consultando Netbet.it.

Dove investono
Dove investono

Ma la maggior parte di essi, come da tradizione nostrana, lo fanno sempre con grano salis, non commettendo l’errore di compiere il passo più lungo della gamba. Questa giustificata prudenza viene traslata, poi, in ambiti decisamente più importanti per ogni singola persona, come quello trattato dal nostro sito.

Tassi interessanti a basso rischio: è boom di conti e certificati di deposito

Scottati da alcuni scandali del passato, come – per citare i più famosi – i crac Cirio e Parmalat piuttosto che l’Alitalia, e da mercati finanziari piuttosto ballerini, come accaduto nel 2022, gli italiani, al giorno d’oggi, assumono un atteggiamento estremamente prudente nell’allocazione dei propri risparmi in ambito finanziario.

E con i tassi attualmente in essere, che consentono – nel breve termine – di poter investire o parcheggiare la propria liquidità assumendosi un rischio basso o nullo ottenendo una buona remunerazione, questo atteggiamento è in talune circostanze comprensibile, soprattutto se non si dispone di un adeguato background finanziario; l’Italia, in tal senso, è tra i paesi avanzati col più basso tasso di alfabetizzazione finanziaria.

Il contesto attuale, con tassi d’interesse mai così alti come da quindici anni a questa parte, ha spinto “fuori dal letargo” un cospicuo numero di italiani, che negli scorsi lustri, complice la mancata remunerazione degli strumenti finanziari “free-risk”, hanno lasciato i propri risparmi sul conto corrente accettando, di fatto, di non vederli remunerati in alcun modo.

Oggi però, con un’inflazione particolarmente elevata, che accenna a scendere in modo lento e progressivo e incide, profondamente, sul potere d’acquisto di ogni singolo risparmiatore, la necessità di difendere il proprio tenore di vita è quanto mai presente nell’animo degli italiani, che hanno visto nei conti deposito e certificati di deposito  – con una spiccata preferenza per i vincoli con durata temporale massima di 12 mesi – un porto sicuro al quale volgere lo sguardo in questo momento.

Torna di moda il BOT, immutato il fascino dei BTP

Vincoli brevi con rendimenti soddisfacenti: una sorta di “ritorno al futuro” per quei risparmiatori che, sino alla fine degli anni ‘90, erano soliti investire in BOT, anche se il rendimento di quest’ultimo, a quei tempi, era decisamente più elevato rispetto ad oggi. Ma considerato l’attuale contesto, dove l’incertezza avvolge ancora i mercati (in particolar modo quello azionario), gli italiani preferiscono attuare strategie di breve gittata.

Il secondo strumento finanziario preferito dagli italiani, poi, sono i titoli di stato, tra i quali rientra anche il summenzionato BOT. Quest’ultimo, dopo anni di tassi negativi, è tornato prepotentemente alla ribalta nell’ultimo anno, grazie alla rapida risalita dei tassi d’interesse. Resta immutato anche il fascino dei BTP, nonostante lo scorso anno – complice il restringimento delle politiche monetarie della BCE – abbiano fatto registrare marcati cali sul valore nominale, soprattutto per quanto concerne la parte lunga della curva.

Con i tassi a breve termini elevati, tuttavia, i risparmiatori italiani “liquidi” hanno preferito investire in BTP di breve o media durata, a differenza di quanto avvenuto, invece, negli ultimi quindici anni, dove era indispensabile – per chi voleva volgere lo sguardo ai titoli di stato – scegliere scadenze decisamente più lunghe, in molti casi superiore all’arcinoto decennale.

Il terzo strumento finanziario prediletto dagli italiani, invece, sono i fondi comuni d’investimento, che nel corso degli ultimi tre lustri, all’indomani della grande crisi finanziaria, sono riusciti in svariati casi a generare rendimenti più che discreti ai risparmiatori. Quanto accaduto nel 2022, però, ha spesso vanificato una parte significativa dei guadagni ottenuti, creando una piccola fuga dei risparmiatori verso strumenti meno rischiosi e di più facile comprensione.

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