Brexit, Ford e Honda lasciano il Regno Unito

di Valentina Cervelli Commenta

Un conto sono i proclami politici, altro le realtà di mercato e la Brexit sta causando danni che difficilmente potranno essere sistemati e che hanno fatto già due vittime illustri nel mondo delle automobili: Ford e Honda hanno infatti deciso di lasciare il Regno Unito.

Settore automobilistico in crisi

E’ un vero e proprio peccato, dato che questo momento di difficoltà del settore delle automotive e dei veicoli è dettato solo ed esclusivamente dai calcoli (fatti male) inerenti alle conseguenze della Brexit.  Fino al 2016 infatti, questa branca di mercato era il fiore all’occhiello della Gran Bretagna, con promesse di ampio guadagno e stabilità economica: un settore dove a essere impiegati sono circa 168 mila persone, con salari alti di almeno il 20% in più rispetto alla media e un indotto di almeno altre 279 mila risorse.

Il problema? L’uscita dall’Europa: i numeri dopo il referendum sono crollati. Se gli investimenti nel 2014 erano pari a oltre 4 miliardi, nei primi sei mesi del 2019 si sono fermati a 90 milioni di sterline con una produzione crollata del 24%. Con questi dati alla mano non è difficile comprendere perché due realtà internazionali come Ford e Honda abbiano deciso di lasciare il Regno Unito.

Il caso di Stuart Garner, proprietario della Norton Motorcycle è uno dei più emblematici: nell’autunno del 2018 invocava la Brexit come salvatrice dei suoi guadagni, l’occasione di cogliere grandi opportunità per crescere prosperando “al di fuori dell’Unione Europea”. Nel gennaio del 2020, dopo aver incontrato problemi con il fisco, ha accusato l’incertezza derivante dall’uscita come una delle cause che lo hanno portato a perdere tutto.

Necessaria risposta importante dal Governo

I dati raccolti dalla Society of Motor Manufacturers and Traders parlano molto chiaro: la produzione di automobili è scesa ai livelli del 2010 e Honda e Nissan in particolare hanno fatto registrare cali rispettivamente del 32%e del 21%. Non bisogna poi dimenticare che l’export vale l’81% della produzione automobilistica del Regno Unito, con il 55% diretto verso l’Unione Europea. Con queste basi e con l’incertezza che ancora attanaglia tutti i settori manifatturieri non stupisce che Ford abbia deciso di chiudere il suo stabilimento di Bridgend né che Honda farà lo stesso con quello di Swindon nel 2021.

Boris Johnson ha fatto della Brexit uno dei suoi punti di forza, sostenuto proprio da quella forza lavoro che con molta probabilità sarà lasciata a casa a breve dalla “fuga” di questi grandi marchi. E’ qui che partirà la sfida più grande per tutti: sarà capace il governo inglese di fare chiarezza a livello normativo? Sarà in grado di ammortizzare le conseguenze sociali?

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>