Pil Grecia secondo trimestre 2012

di robertor Commenta

 Come noto, se c’è un Paese che più di altri sta soffrendo, numericamente, gli impatti della crisi economico finanziaria, questo è la Grecia. Atene continua a subire bruschi scossoni, e nel corso del secondo trimestre del 2011 ha dovuto fare i conti con l’ennesimo passo indietro, che rischia di minare alla base gli sforzi compiuti per rispettare i requisiti stabiliti dalla Troika, finalizzati all’ottenimento dei nuovi aiuti. L’obiettivo è risparmiare 11,5 miliardi di euro attraverso tagli da deliberare nel brevissimo termine. Nel frattempo, il Tesoro vara un’asta a tre mesi, per poter rimborsare 3,2 miliardi di euro di bond Bce in scadenza.

Insomma, la situazione della Grecia continua a farsi sempre più difficile, settimana dopo settimana. I forti tagli che il governo ellenico sta producendo, sospinto dalla Troika, stanno acuendo la recessione nazionale, tanto che tra aprile e giugno 2012 il prodotto interno lordo della penisola è calato di altri 6,2 punti percentuali, contro le stime della Banca centrale di Atene, che per lo stesso periodo precedeva una contrazione del 4,5 per cento.

Con il nuovo passo indietro compiuto negli ultimi mesi, la Grecia prolunga ancora la sua fase recessiva, che si trascina stancamente dalla fine del 2008, con una complessiva contrazione dell’economia che è arrivata alla drammatica proporzione di – 17,5 punti percentuali. Secondo quanto affermato dall’Ocse, la ripresa dell’economia ellenica non si vedrà prima del 2014: ne conseguono, almeno altri 18 mesi di contrazione (non che da noi vada molto meglio: qui il nostro speciale sull’Italia in recessione).

Il vero problema è che la Grecia, purtroppo, non può attendere così tanto. Il deficit primario nel primo semestre 2012 è pari a 3 miliardi di euro, esattamente 1,5 miliardi in meno del target della troika. Il dato è positivo, ma solo in apparenza: a giustificare l’elemento quantitativo sono infatti solamente le entrate, inferiori rispetto ai 2,7 miliardi di euro di stime, e le spese, inferiori di 4,4 miliardi di euro. A tenere in vita il Paese è pertanto l’ossigeno di Bce, Ue e Fmi, che tuttavia potrebbero scegliere di staccare la spina da un momento all’altro.

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