Coronavirus, crisi per aeroporti e aziende treni

di Valentina Cervelli Commenta

Il nuovo aumento di contagi da coronavirus sta avendo un impatto molto importante sugli aeroporti, le compagnie aeree e quelle ferroviarie che al pari di quello che è accaduto a marzo stanno soffrendo di un importante calo delle domanda relativamente ai servizi erogati, a tal punto che ben presto si potrebbe assistere ad alte opere di messa in cassa integrazione dei lavoratori.

Italo e Trenitalia costretti a tagliare tratte

Italo, che ha annunciato la crisi già qualche giorno fa, dal 10 novembre fermerà la maggior parte dei treni a causa della minore richiesta di biglietti e dei lockdown locali: al momento non è dato sapere quando i collegamenti che sono stati selezionati verranno ripristinati. Il fermo potrebbe anche estendersi a tutto dicembre se la situazione non dovesse migliorare. Anche Trenitalia inizia a trovarsi nelle stesse condizioni del suo concorrente per l’alta velocità e ha già annunciato che diverse tratte sono state limitate: è troppo alta la spesa per far girare i treni praticamente vuoti. E’ stata quindi operata, hanno spiegato dall’azienda di trasporti, “una riduzione di 28 collegamenti che equivale ad avere oggi 190 Frecce al giorno, che corrispondono al 67% dell’offerta pre-Covid”. I dati di ottobre parlano chiaro: è stato registrato un calo della domanda del 65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E non solo: i numeri di questo novembre appena iniziato parlano di un decremento complessivo dell’80%.

E’ previsto, dal 14 novembre, un ulteriore fermo di 78 treni a lunga percorrenza. Le perdite di fatturato da marzo ad oggi per Trenitalia sono state di circa 1,5 miliardi: un taglio alle spese serve per cercare di salvare il salvabile.

Brutte notizie anche per ciò che riguarda gli aeroporti

Gli aeroporti italiani non sono di certo messi meglio delle aziende di trasporto su rotaia. E’ stato infatti registrato un calo di passeggeri pari al 75% che rischia di peggiorare nel corso dei prossimi mesi e perdurare per buona parte del 2021. Secondo i dati riportati dal Corriere della Sera, ottobre avrebbe chiuso con soli 3,4 milioni di passeggeri in transito: un problema non solo per le compagnie aeree che già pagano un duro scotto, ma anche per le attività che lavorano all’interno degli aeroporti.  E sebbene i collegamenti interni abbiano retto meglio rispetto a quelli internazionali, ogni aereo nel mese di settembre ha potuto contare su una media di passeggeri molto bassa: i migliori aeroporti sono risultati essere Roma Fiumicino e Milano Malpensa, seguiti da Bergamo, Linate e Ciampino.

E’ innegabile che il settore aereo si trovi a causa del coronavirus ad affrontare un enorme crisi la cui ripresa non è prevista, secondo gli esperti, prima della fine del 2021.  Ha sottolineato Assaeroporti:

Lo scenario, critico, emerge anche dai dati relativi al periodo marzo-settembre 2020: dal lockdown ad oggi il sistema aeroportuale nazionale ha perso l′83% dei passeggeri, il 68% dei movimenti aerei e il 33% delle merci. I voli Extra Ue fanno registrare un drammatico calo del 91% riconducibile soprattutto alle quarantene e alle restrizioni imposte dai singoli Stati ai viaggi aerei.

La ripresa sarà molto dura.

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