Il prestito personale Findomestic permette di modificare la rata

È in netta ripresa il mercato dei prestiti personali dove tra le migliori offerte disponibili, si distingue quella di Findomestic, prestito personale flessibile Come Voglio che dà la possibilità anche di non pagare o modificare la rata del finanziamento senza spese. Questo prestito personale può essere richiesto online con firma digitale e dà la possibilità di richiedere importi compresi tra 1.000 e 60.000 euro, il rimborso delle rate può essere fatto in vari modi, come l’addebito diretto in conto corrente (RID), e ha un tan fisso del 7,43% e taeg del 7,69%. Interessante  poi l’offerta Duttilio di Agos Ducato che consente di richiedere fino a 30mila da rimborsare in 120 rate e con tan del 7,83% e taeg dell’8,42%.

Prestiti personali, come trovare la migliore offerta sul web

Anche Poste Italiane propone per il mese di settembre il suo prodotto Special Cash Postepay: prestito senza busta paga (che non richiede cioè una busta paga come garanzia, né un garante) che può essere richiesto da tutti i titolari di carta Postepay, per una somma compresa tra 750 e 1.500 euro, può essere richiesto in qualsiasi sportello delle Poste Italiane, non prevede nessuna garanzia e può essere richiesto sia dai cittadini italiani che stranieri, purchè in possesso di un permesso di soggiorno valido, passaporto e un certificato di reddito.

Per avere il prestito SpecialCash è necessario avere un’età compresa fra i 18 e i 70 anni, una Postepay sulla quale sarà accreditata la somma del prestito; e presentare carta d’Identità; tessera sanitaria. La restituzione della somma può essere effettuata in 15, 20 e 24 mesi a  tassi decisamente vantaggiosi.

I Fondi comuni sono molto apprezzati dagli investitori italiani

Le famiglie italiane sono più restie ad acquistare bot, btp, bond bancari e azioni e al contrario più fondi comuni, comparti di sicav, polizze vita e prodotti previdenziali. È questa l’immagine che viene fuori dal supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia che descrive dettagliatamente i flussi degli investimenti degli italiani.

Tra gennaio e marzo, le famiglie italiane hanno disinvestito dai BTP 7,8 miliardi di euro: ne possiedono ancora tanti, 193 miliardi ai quali vanno uniti circa 18,8 miliardi di CCT, ma ora prediligono starne alla larga. Così come schivano anche i bond bancari (che pure mantengono in portafoglio per 299 miliardi): nel primo trimestre i deflussi da questa asset class, cioè la differenza tra i capitali in ingresso e quelli in uscita per richieste di riscatto, sono stati pari a 16,8 miliardi. In rosso pure il bilancio dei flussi di investimento verso le azioni italiane (-7 miliardi).

Fondi comuni: EstCapital investe su Venezia

Gli italiani preferiscono maggiormente i fondi comuni e i settori di sicav estere che hanno attirato sottoscrizioni nette trimestrali per 16,5 miliardi: a fine marzo, l’ammontare di questa componente in portafoglio ai risparmiatori italiani era pari  a 327 miliardi. Al secondo posto come preferenza, si collocano le polizze vita e i prodotti previdenziali che, unitamente, hanno incassato flussi di investimento per 12 miliardi. Il risultato finale che viene posto in evidenza è abbastanza indicativo di come la cosiddetta repressione finanziaria, cioè i tassi di interesse forzatamente mantenuti a zero o al minimo storico grazie alla volontà delle banche centrali più importanti, stia cambiando in maniera totale i metodi di investimento degli italiani.

Conti deposito, le migliori offerte del mese anche con rendimenti ridotti

Continua  la fase di contrazione dei rendimenti dei conti deposito: CheBanca! ha diminuito dello 0.30% il tasso di interesse del conto deposito a 3 mesi, mentre scendono dello 0.20% i tassi del deposito a 6 e 12 mesi. I nuovi rendimenti sono in relazione 0.90% lordo, 1.50% lordo e 1.80% lordo.

Banco Popolare, che un mese fa aveva ridotto i tassi del conto deposito Youbanking, ha diminuito di altri 30 punti base il rendimento del deposito a 9 mesi che dà 0.70% lordo, va a 0.90% il rendimento del deposito a 12 mesi che si restringe dello 0.35%, mentre giunge a 1.10% lordo il tasso di interesse del deposito a 18 mesi con un arretramento dello 0.40%.

> InMediolanum: interessi del conto deposito al 4.25%

Unipol ha tagliato in uguale misura i rendimenti del Time deposit e del Time deposit My Unipol con scadenze a 3, 6 e 12 mesi rispettivamente dello 0.10%, 0.25% e 0.10%. I nuovi rendimenti per il Time deposit sono: 1,80% sulle somme vincolate per 360 giorni; 1,50% per le somme a 180 giorni; 1,25% per le somme a 90 giorni; mentre per il Time deposit My Unipol 1.45% lordo vincolo 90 giorni, 1.70% lordo a 180 giorni, 2% lordo a 1 anno.

Va dal 3% lordo al 2.50% lordo il tasso di interesse del Deposito Più Credem a 3 mesi, per partite di nuova liquidità. Banca Mediolanum ha tagliato da 2.50% a 2.30%  il rendimento del deposto Inmediolanum a 12 mesi con fresh money. Restano confermati i tassi 1.80% lordo sul deposito a 3 mesi e 1.90% lordo a 6 mesi.

Quale conto deposito ha il rendimento migliore

IBLBANCA restringe i tassi di interesse di conto su Ibl vincolato, la contrazione va tra i 15 e i 25 punti base; il deposito a 3 mesi rende 1.65% lordo, a 12 mesi 2% lordo a 24 mesi 2.25% lordo. Diminuiscono di 50 punti base i rendimenti di ContoConto di Banca Carige a 5,10,15 e 20 mesi, che divengono rispettivamente 0.75%, 1%, 1.25% e 1.50%.

Continuano a scendere i rendimenti di Deposito Sicuro Banca Marche (in amministrazione straordinaria), diminuiscono dello 0.20% i rendimenti di Deposito Sicuro Banca Marche, Linea Rendimento e Flessibilità; il deposito a 3 mesi Linea Rendimento rende 2.40% lordo, mentre la Linea Flessibilità dà 2% lordo; a 12 mesi Linea Rendimento remunera 2.80% lordo, quella Flessibilità 2.40% lordo; infine a 24 mesi Linea rendimento dà 2.90% , la Flessibilità 2.50%.

Depositare i risparmi in un conto deposito, è la soluzione preferita dagli italiani

Scendono  di 50 punti base i tassi di interesse di ContoIncreval a 6 e 12 mesi che vanno rispettivamente a 1.50% e 1.75%, mentre per le scadenze a 18 e 24 mesi il restringimento è di 25 punti base diventando 2.25% e 2.50%. Banca Medio Credito ha abbassato tra i 15 e 50 punti base i tassi di interesse di ContoForte. Vincolando le disponibilità per 90/180/365/540/730 giorni si possono ottenere  tassi ancora più vantaggiosi. Infatti, il tasso di rendimento in questo caso sarà rispettivamente del 1,40%, del 1,60%, del 1,95%, del 2,05% e del 2,20%.

Le offerte più remunerative a 3 mesi sono Deposito Più di banca Credem che dà 2.50% , 2.40% lordo offerto dalla Linea Rendimento di Deposito Sicuro Banca Marche (in amministrazione straordinaria), e il 2.25% lordo di Banca dinAmica.

Come fare la giusta scelta della carta di credito

“Vorremmo che per i consumatori la carta di credito diventasse normale, non una cosa che evoca le palme o le borse di Louis Vuitton” ha dichiarato Laura Cioli amministratore delegato di CartaSì. Il tutto per aprire la strada alla possibilità di cominciare a pagare sempre più con monete elettroniche ma stando attenti ai costi, perché, come evidenziato da un’analisi condotta da CorrierEconomia, i costi delle carte di credito sono alti: ad esempio, prelevare contante con la carta di credito costa oggi il 3,5%; il canone medio annuo è aumentato a 33 euro dai 31,8 dello scorso anno; e la commissione per le operazioni in valuta è di circa l’1,5%.

Depositare i risparmi in un conto deposito, è la soluzione preferita dagli italiani

Lo studio dell’Università Bocconi per CorrierEconomia, dice che oggi l’Italia rappresenta ancora il fanalino di coda nella emissione delle carte di pagamento, situandosi al 22mo posto su 26, dopo di Italia solo Ungheria (27), Romania e Grecia (7), Bulgaria (4). Dall’indagine Bocconi affiora che il canone annuo è stato azzerato nelle banche online Ing Direct e Iw Bank, è di 23 euro alle Poste e tocca gli 80 euro con American Express, i 50 con il Santander. Costi elevati anche per le carte della grande distribuzione, come Carrefour, Auchan, che toccano i 40 euro, mentre per Unicredit e Credem va tenuto conto anche il costo d’emissione della carta, che è rispettivamente di 10 e 5 euro.

Inoltre va considerata la commissione di anticipo contante, alta più o meno per tutte le banche visto che è considerata un’operazione di finanziamento, e che può arrivare al 4%, è al 3% per Bpm, mentre non fa pagare niente Findomestic.

Arabia Saudita srà la nuova tappa per gli investitori mondiali

Le previsioni dell’Arabia Saudita sono quelle di aprire il mercato azionario agli investimenti diretti da istituzioni finanziarie estere nella prima metà del 2015. Lo hanno annunciato le autorità di vigilanza sui mercati. L’apertura di tale mercato, che capitalizza circa 530 miliardi dollari, rimane una delle riforme economiche più attese.

“Il mercato sarà aperto alle istituzioni finanziarie estere idonee a investire in azioni quotate nella prima metà del 2015, con il permesso di Dio”, è scritto in un comunicato dell’Autorità Capital Market. La volontà delle autorità saudite è di aprire il mercato azionario al fine di creare posti di lavoro, diversificare l’economia oltre il petrolio e dare alle imprese locali una più forte disciplina di mercato.

L’Argentina a rischio di nuovo default

Ma il governo ha ritardato la messa in opera della riforma, che si sta preparando da anni, sembra perché preoccupato dalla prospettiva di una maggiore volatilità del mercato, e anche per la realtà politica del tema. Oggi, gli stranieri possono acquistare azioni saudite tramite swap che coinvolgono banche internazionali e attraverso un piccolo numero di Etf. Le stime dicono che gli stranieri controllano circa il 5% del mercato saudita.  L’interesse estero per azioni saudite è molto grande soprattutto per il potenziale economico del paese arabo: lo stesso Fmi ha alzato le stime sulla crescita del Pil nel 2014 al 4,6%. “Questa è una mossa storica per l’Arabia e per la regione”, ha detto Rami Sidani, responsabile degli investimenti del Medio Oriente per Schroders, che possiede già circa 250 milioni di dollari investiti in Arabia Saudita, in modo indiretto.

 

Le offerte sui conti deposito, i rendimenti migliori nelle durate lunghe

L’inflazione continua a essere bassa e dopo l’ ultima innovazione annunciata dalla Bce nel mese di giugno, il presidente Mario Draghi ha annunciato  “nuove misure, se necessarie, per combattere un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. L’Eurotower si impegna a mantenere gli attuali bassi tassi d’interesse per un periodo prolungato, di fronte a una ripresa moderata e a una bassa inflazione”. Intanto ci si domanda su quali prodotti di investimento sia meglio indirizzarsi oggi, alla luce dei nuovi tassi ma anche della nuova tassa al 26% sulle rendite finanziarie, che da luglio interessa tutti i prodotti ad eccezione di Titoli di Stato e fondi pensione.

Conviene investire nei titoli di Stato nel secondo semestre del 2014

La tassa aumentata dal 20 al 26% si riversa soprattutto sui conti deposito sempre preferiti dagli italiani, che li considerano un investimento sicuro in quanto protetti dal fondo interbancario di garanzia fino ad un limite di 100.000 euro. Gli ultimi dati riportano notizie di rendimenti alti, però, solo su ‘parcheggi’ di lunga durata ma tra le migliori offerte disponibili nello scorso mese, per un importo, ad esempio, di 50.000, spicca quella di Credem, che dà un tasso dell’1,72% e spesa di bollo di 34,20 euro. Fino al 31 dicembre questa tipologia di conto assicura il 3% di interesse lordo per giacenze da 10.000 a 50.000 euro per i primi 12 mesi. Buona anche l’offerta del Conto Deposito Findomestic che dà un tasso dell’1,50% con l’imposta di bollo a carico della banca per il primo anno. Buona anche la proposta Deposito Sicuro di Banca Marche che dà un tasso lordo del 2,80% su un vincolo di 12 mesi, che sale al 2,90% su 24 mesi.

 

Dove investire dopo l’aumento della tassa sui prodotti finanziari

Dal  primo luglio è entrata in vigore la nuova tassazione sui prodotti finanziari che è salita dal 20 al 26%. La nuova aliquota ha colpito tutti i prodotti, azioni, obbligazioni, fondi di investimento, depositi postali, conti deposito, restano esclusi Btp e fondi pensioni. E di fronte a questa nuovo scenario alcuni investitori già da tempo stanno valutando altre forme di investimento del proprio denaro così da non essere danneggiati dalla nuova tassa.

Dove conviene investire con i tassi bassi

 Alcuni  hanno deciso di vendere specifici titoli per poi ricomprarli dopo il primo luglio, operazione opportuna, facendo però attenzione che i costi di transazione non siano superiori al differenziale del 6% delle minusvalenze tecniche. Si può anche optare per l’opzione di affrancamento, tenendo la tassazione al 20% fino al 30 giugno anche per posizioni ancora aperte per poi effettuare una vendita figurativa a carico degli intermediari per il portafoglio titoli, anche a quelli che producono minusvalenze latenti e che sarebbe meglio rimandare nel tempo, per compensare il carico fiscale più alto sui guadagni.

L’affrancamento è favorevole se si desidera continuare a mantenere il portafoglio e si vuole sfruttare le minusvalenze accumulate o per pagare meno imposte sul capital gain potenziale, poiché permette di valorizzare tutti gli strumenti finanziari alla data del 30 giugno.

Ad  esempio, se si ha in portafoglio un titolo obbligazionario acquistato a 90 che vale 100 al 30 giugno, usando l’opzione di affrancamento è come comprare al prezzo di mercato, i 10 punti di plusvalenza saranno soggetti alla tassazione del 20% e se l’obbligazione viene venduta, il capital gain sarà tassato al 26% sul prezzo non di 90, quello originario, ma di 100.

 

 

Prestiti personali, come trovare la migliore offerta sul web

Conveniente il prestito Revolution Più di BNL, prestito personale che permette alla clientela di avere liquidità flessibile e velocemente. L’importo può variare dai 5.000 euro ai 100.000 euro, da restituire da 6 a 60 mesi, con un tasso di interesse fisso e una rata mensile e costante per tutta la durata del finanziamento.

Altra offerta conveniente è quella di Unicredit, CreditExpress Mini, prestito che serve a chi deve fare piccole spese e vale per l’intera famiglia. L’importo va da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 3.000 euro, è flessibile e il rimborso ha luogo tramite rate mensili di taglia piccola e senza mai cambiarle per tutta la durata del finanziamento. La durata del Creditexpress mini va da 18 a 36 mesi.

Prestiti personali, come ottenerlo senza busta paga

Poste Italiane offre Prontissimo, prestito che può essere richiesto da tutti, che dà somme da 1.750 euro a 20mila euro; ha una durata che va da 24 a 84 mesi, e il rimborso avviene tramite addebito sul conto o tramite bollettini postali. In caso di estinzione anticipata non c’è nessuna spesa in più da pagare. Ma i prestiti personali possono essere richiesti anche online, come chi decide di aprire un conto corrente online. I siti italiani che, danno questa possibilità sono, tra gli altri, https://www.boober.it/, http://www.smartika.it/Web/, martika.it e Prestiamoci.it. E’ un settore in espansione che negli Stati Uniti è già molto sviluppato. Gli imprenditori, infatti, cercano un’alternativa alle banche e alle agenzie di prestito, che richiedono tassi particolarmente onerosi.

E, come rimarcato da Jared Hecht, amministratore delegato del sito peer-to-peer Fundera, “Anche in questo caso, internet applica le stesse regole che hanno fatto il successo di altri settori: efficienza, competizione e trasparenza dei prezzi”.

Conviene investire nei titoli di Stato nel secondo semestre del 2014

I rendimenti dei titoli di stato sono passati in meno di dieci mesi da un livello del 5 per cento ad un livello del 3 per cento, un andamento su cui nessuno avrebbe scommesse, raggiungendo in questo ultimo periodo il minimo storico assoluto di sempre. Due fenomeni in particolare sembrano aver favorito questa corsa al ribasso dei rendimenti, le politiche accomodanti e la possibilità di quelle non convenzionali messe a disposizione dalla Banca Centrale Europea e la paura della crescita dell’ inflazione, che tuttavia in tempi più recenti si trasforma nella misura del suo contrario, la delazione.

A questo quadro si aggiunge il problema della liquidità, il quale continua a spingere verso la ricerca di rendimenti interessanti e a far rialzare il prezzo dei titoli di stato mentre tiene basso il loro yield.

Dove investire dopo l’aumento della tassa sul capital gain

C’è da dire però che in Italia sono stati abbandonati i timori in merito ad una serie di problematiche che ancora investono il paese, tra cui spiccano la realizzazione e l’ efficacia delle riforme, il contrasto della disoccupazione e il blocco dell’ aumento del debito pubblico, nonché la possibilità di muoversi verso stimoli per rilanciare il tessuto industriale e produttivo. La flessione dei rendimenti dei titoli di stato è quindi il risultato delle cause che abbiamo prima elencato, come la situazione di quasi delazione, il sostegno della banca Centrale Europea e la liquidità in cerca di rendimento, ma anche la mancanza di valutazione dei rischi a cui il paese è quindi ancora soggetto. In definitiva quindi la performance dei titoli di stato non esprime particolari virtù del paese e dunque il clima di ottimismo che oggi si respira potrebbe mutare nei prossimi mesi, qualora i mercati iniziassero a considerare i rischi rispetto ci rendimenti. Per cui l’ ulteriore acquisto di titoli di stato in questo periodo con scadenze prolungate a tre o quattro anni ci prezzi odierni non è prudente.

Dove investire dopo l’aumento della tassa sul capital gain

Cosa fare con i propri investimenti ora che è entrata a regime la tassazione sulle rendite finanziarie salita dal 20 al 26%? Vediamo alcuni consigli.

A partire da luglio è entrato in vigore l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie voluta dal governo Renzi che ha portato ad una crescita dell’aliquota dal 20 al 26% andando ad intaccare  tutti gli strumenti finanziari, azioni, obbligazioni, Etf, fondi di investimento, conti correnti, conti deposito, conti postali, e da cui sono esenti solo i Titoli di Stato e i fondi pensione. Tutto questo rappresenta un vero e proprio dilemma, quindi, per gli investitori che in questo periodo stanno continuando a chiedersi  quale potrebbe essere la mossa migliore da fare per riuscire a mantenere al sicuro i propri investimenti senza dover pagarci su troppe tasse.

Conti correnti, le offerte a canone e spese zero

Provando a fare un esempio pratico si può vedere che su un investimento di 25 euro in azioni che è destinato adare un guadagno ipotetico del 6% annuo, pari quindi a 1.500 euro, la nuova aliquota al 26% farà sì che venga imposto un prelievo fiscale pari a 390 euro a fronte dei 300 euro che si sarebbero pagati con l’aliquota attuale del 20%. A questi poi devono essere sommati 100 euro di imposta di bollo sui conti titoli al 0,2%.

Per evitare di trovarsi nella tassazione più alta, gli investitori possono optare per la vendita dei titoli, se è stata già conseguita un’interessante plusvalenza, oppure si può utilizzare l’affrancamento, che dà la possibilità di pagare il 20% sui guadagni maturati fino al 30 giugno e il 26% soltanto sui guadagni maturati a partire dal primo luglio.

 

Dove conviene investire con i tassi bassi

Dopo che la Bce ha ancora abbassato i tassi di interesse, diminuiscono i tassi di rendimento di conti deposito e Btp e sembra che sia più conveniente investire in azioni e obbligazioni. Stando a quanto riportato da CorrierEconomia, secondo i fund manager e i grandi investitori internazionali dopo la mossa di rilancio monetario fatta dalla Bce e con i nuovi scenari di crescita degli utili aziendali nell’eurozona, sarebbe più opportuno optare per i comparti difensivi come le telecom, i farmaceutici, e il largo consumo, o le costruzioni (Lafarge, HeidelbergCement), l’hi tech (STMicroelectronics, Eurotech), i media (WPP, Mediaset) gli industriali (Cnh, Gefran) i finanziari (Unicredit).

Rendimenti garantiti dei conti deposito, aumentano i costi

Sono  titoli e settori che da gennaio hanno dato buone performance e che, come spiega Nicola Esposito, responsabile investimenti di Tendercapital, società indipendente di gestione del risparmio con sedi a Milano, Lugano e Londra, “potrebbero subire una ulteriore spinta, con rialzi medi compresi fra il 10 e il 15%, se la ripresa si consoliderà e se il cambio dollaro/ euro comincerà a scendere verso un target di 1,28 (oggi 1,35) che è il possibile obiettivo di fine anno dopo la manovra della Bce”.

Mislav Matejka, strategist azionario di JP Morgan Cazenove, dice : “Rispetto alle stime di inizio anno, che ipotizzavano per l’eurozona una crescita degli utili del 13% nel 2014, le continue revisioni al ribasso hanno portato le attese di aumento dei profitti all’attuale livello del 7%. Mala media non dice tutto. Infatti mentre le stime sui profitti a 12 mesi dei comparti difensivi sono scesi in media del 3,6%, nei settori ciclici sono salite del 2,1% rispetto ai valori ipotizzati a inizio anno”.

 

 

L’Argentina a rischio di nuovo default

La Corte Suprema americana ha respinto l’appello di Buenos Aires confermando la sentenza precedente che obbliga al pagamento di 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund titolari di bond andati in default. Eha stabilito inoltre che i possessori di bond possono far ricorso alle corti americane per costringere l’Argentina a dire dove controlla proprietà nel mondo per facilitare il recupero dei fondi.

La decisione americana, ha fatto salire lo spread dei titoli di Stato argentini a 800 e i credit default swap argentini a 1.788. A preoccupare è un eventuale “default tecnico” del Paese, che il 30 giugno ha la scadenza del pagamento ai possessori di bond con scadenza 2033 che hanno aderito al concambio.

Su quali investimenti non si paga la tassa sulle rendite finanziarie

Buenos Aires ha fatto sapere di non poter far fronte né a tale pagamento nè a quello degli hedge fund, paventando lo spettro di un default. Nella spiegazione delle sue motivazioni alla corte, l’Argentina ha avvisato che in caso di bocciatura dell’appello il rischio sarebbe stato di un nuovo default con possibili “dure conseguenze per milioni di argentini”.

Ma i rischi – ha minacciato l’Argentina – potrebbero anche andare oltre i confini del paese, minacciando i mercati internazionali e intralciando il processo di ristrutturazione del debito. La Corte Suprema americana respingendo il caso e senza pubblicare commenti, ha confermato la precedente sentenza: l’Argentina non può proseguire con i pagamenti sul suo debito ristrutturato salvo che non paghi gli hedge fund che hanno rifiutato l’offerta di concambio con gli 1,3 miliardi di dollari che spettano loro. Fra gli hedge fund ad attendere l’assegno dell’Argentina ci sono Aurelius Capital Management ed Elliott Management.

 

Investire nella nuda proprietà

La nuda proprietà viene vista sempre più come una buona opportunità di investimento. Questo e’ quel che pensa la maggior parte delle persone che acquistano un immobile in questo modo stando a quanto riscontrato da un’indagine svolta dall’ufficio studi Tecnocasa. L’ufficio studi Tecnocasa ha convogliato lo studio sulle nude proprieta’, per capire chi predilige acquistare casa in questo modo e quali sono le motivazioni di fondo che spingono a tale scelta. Stando ai numeri raccolti, nel 71,5% dei casi chi opta per la nuda proprieta’ ha un’eta’ compresa tra i 35 e i 64 anni e spesso porta a termine la transazione per garantire una casa ai figli.

Più del 70% degli acquisti di nuda proprieta’, in effetti, troverebbe motivazioni nella volonta’ di effettuare in questo modo un investimento a lungo termine, mentre percentuali non essenziali sono quelle che interessano gli acquisti di prime case (25,8%) e case per vacanze (3,2%).

Vendere la Nuda Proprietà, un fenomeno in crescita

Interessanti anche i risultati degli studi  per quel che riguarda le motivazioni che spingono invece a vendere la nuda proprieta’ del proprio immobile. almeno la meta’ dei venditori (46,8%) e’ spinto dal bisogno di liquidita’ (volonta’ di conservare il tenore di vita, volonta’ di aiutare i figli nell’acquisto dell’abitazione); nel 37,8% dei casi invece è interesse di portare migliorie alla propria qualita’ abitativa e l’8,1% dei venditori e’ spinto a tale scelta dal mutamento della propria struttura familiare.

Il maggior numero di transazioni di unita’ abitative in nuda proprieta’ interessa i trilocali (30,8%), seguiti dai bilocali (29,2%) e dagli appartamenti di quattro locali (16,9%).