I bond del Vietnam hanno il miglior rendimento dell’Asia

I bond vietnamiti denominati in dollari sono gli strumenti finanziari che hanno conseguito i maggiori guadagni nel corso di quest’anno nel continente asiatico: il motivo è presto spiegato, visto che il primo ministro Nguyen Tan Dung ha da tempo dichiarato guerra all’inflazione, accrescendo allo stesso tempo le riserve di valuta estera, favorendo in questa maniera la domanda per le azioni. I titoli in questione hanno garantito agli investitori un rendimento piuttosto consistente, pari a dieci punti percentuali, come mostrato chiaramente dagli indici di Hsbc. I ritorni economici di altre nazioni asiatiche sono ben lontani da questo livello, con le obbligazioni indiane che hanno superato di poco il 7%, mentre quelle cinesi sono poco al di sotto del 5%.

Etf ed Asia, un rapporto destinato a cementarsi

Gli assets finanziari relativi agli Exchange Traded Fund collegati alle principali commodities potrebbero anche triplicare in Asia nel corso dei prossimi anni: l’arco temporale preso come riferimento dagli indici di Standard & Poor’s per questa rilevazione è compreso tra i cinque e i sette anni ed è davvero molto promettente. Nel dettaglio, gli assets stessi sono destinati a crescere di circa dieci miliardi di dollari nella regione dell’Asia-Pacifico, mentre attualmente il totale in questione è fermo a 3,5 miliardi, un progresso piuttosto evidente. Come mai si fa così tanto affidamento sulle materie prime? Le ultime statistiche, relative al terzo trimestre del 2011, parlavano di un vero e proprio record, vale a dire 178,2 miliardi di dollari, a causa soprattutto della forte domanda di oro, seguita a ruota dal comparto energetico e da quello agricolo, come messo in luce dalla compagnia Etf Securities Llc lo scorso 28 ottobre.

Finanza asiatica: le opportunità offerte da Thailandia e Taiwan

Il continente asiatico è una fonte inesauribile di informazioni e indiscrezioni per cercare di diversificare il più possibile il portafoglio di investimento. Anche l’ultima settimana non è stata da meno e, piuttosto che focalizzarsi sui soliti nomi, si può prestare attenzione anche a quei paesi poco “pubblicizzati”: in effetti, molte pubblicazioni economiche potrebbero influenzare gli scambi dei relativi titoli obbligazionari, così come potrebbe avvenire anche per le valute. Detto che i mercati del Giappone sono chiusi per il Giorno del Verde e che in Corea del Sud la produzione industriale è cresciuta di ben undici punti percentuali a marzo (il raffronto va fatto rispetto al 2010), ci si può concentrare su tre nazioni, vale a dire la Malesia, la Thailandia e Taiwan. Procediamo con ordine.

Etf: Lyxor si focalizza sul continente asiatico

Lyxor non si smentisce mai e continua ad arricchire la propria offerta di Exchange Traded Fund: la nuova proposta, la quale può essere fatta risalire a tre giorni fa, riguarda Borsa Italiana e più precisamente una serie di prodotti che vanno a focalizzare l’investimento sul continente asiatico e sui principali settori economici di riferimento. Di cosa si tratta esattamente? La sgr parigina ha infatti deciso di lanciare cinque Etf che sono in grado di replicare le performance di alcuni importanti indici settoriali di questa zona, con un interesse marcato nei confronti dell’Msci Asia ex Japan, il quale è costituito a sua volta da ben seicento titoli azionari, quelli che presentano la maggiore capitalizzazione e liquidità. Inoltre, le nazioni prescelte sono diverse e promettenti, vale a dire Cina, India, Hong Kong, Corea del Sud, Singapore e Malesia.

Lipper Fund Awards 2011: Invesco conquista tre premi

I Lipper Fund Awards rappresentano l’appuntamento annuale che premia l’eccellenza nell’ambito degli investimenti finanziari, vale a dire i prodotti e gli strumenti che si sono meglio distinti in questo ambito: dunque, dal programma in questione possono essere tratti suggerimenti molto utili sulle modalità di scelta di un fondo piuttosto che un altro. L’edizione del 2011 ha incoronato Invesco Limited come una delle principali società in questo senso, con ben tre prodotti che hanno trionfato nella relativa categoria. Nello specifico, si tratta di Invesco Europe Corporate Bond A MD, miglior “Bond Euro-Corporates su tre anni”, di Invesco Japanese Equity Core A, miglior “Equity Japan su cinque anni” e di Invesco Greater China Equity A, miglior “Equity Greater China su dieci anni”. Non si tratta di traguardi casuali, ma del risultato di performance molto interessanti, correlate a un rischio molto ridotto.

Asia: le previsioni sui principali bond e valute

Il continente che gli investitori finanziari devono monitorare con maggiore attenzione in questo momento è quello asiatico: ci sono infatti molti eventi, economici e non, che potrebbero influenzare il trading in questione, in particolare le performance dei titoli obbligazionari e delle valute. Analizziamo dunque nel dettaglio ogni specifica situazione. Per quel che concerne il Giappone, ad esempio, sono previsti due incontri importanti con la stampa, quello del segretario di Gabinetto, Yukio Edano, e quello di Hiromasa Yonekura, numero uno di Keidran, la maggiore lobby commerciale del paese; inoltre, il ministero dell’Economia riferirà circa gli indici industriali e il loro andamento a dicembre, eventi che potrebbero smuovere il rendimento dei bond governativi decennali (la scadenza è fissata nel 2020), attualmente all’1,2% e che secondo la Japan Bond Trading Co. dovrebbe salire in maniera ulteriore.

Il won guida il declino delle principali valute asiatiche

Gli appassionati di investimenti in valute straniere dovranno necessariamente tenersi alla larga dal continente asiatico in questi giorni: le principali monete dell’estremo oriente, infatti, hanno subito una brusca caduta nel corso dell’ultima settimana, con il won coreano e il peso filippino a guidare queste performance negative. Queste ultime sono state provocate, in particolare, dalla crescente speculazione sui fondi esteri, la quale ha mosso una enorme quantità di denaro. Tra l’altro, proprio nelle Filippine si teme un inasprimento dei prezzi a causa degli alti costi globali del cibo e del petrolio, una pressione fin troppo forte per la banca centrale di Manila.