Carige tratta in esclusiva con Chenavari per Creditis: è arrivata la conferma ufficiale. E’ questo ciò che l’istituto bancario ha deciso in merito alla sua società di credito al consumo, parte dei problemi attualmente vissuti dallo stesso.

Carige tratta in esclusiva con Chenavari per Creditis: è arrivata la conferma ufficiale. E’ questo ciò che l’istituto bancario ha deciso in merito alla sua società di credito al consumo, parte dei problemi attualmente vissuti dallo stesso.

Le Ferrovie Italiane hanno lanciato sul mercato obbligazionario il Green Bond, il primo di questo tipo sul mercato europeo, con un rendimento dello 0,875% annuo. Un rendimento molto basso dunque, addirittura più basso di un Btp, in quel mondo dei bond governativi che molti investitori stanno ora lasciando, preferendo il più fiorente mercato azionario. Nonostante questi rendimenti bassi, i bind delle Ferrovie sono stati esauriti praticamente subito, per la forza attuale dell’azienda, e il suo piano industriale che sta affascinando molti investitori. Un piano che si è subito presentato con ebitda margin nel primo semestre del 25,7%. Un piano fino al 2016, a lungo termine, che si sta dimostrando già vincente. I numeri delle Ferrovie Italiane sono quelli di un’azienda in salute, con ricavi operativi aumentati del 7,2% fino a 4,6 miliardi. La posizione finanziaria alla fine del primo semestre è a 8,07 miliardi.
Così, le obbligazione per 600 milioni destiate all’acquisto dei nuovi treni Electric Multiple Unit del 30 novembre sono state tutte acquistate. Taglio minimo da 100mila euro, i nuovi treni sono destinati al trasporto regionale ed Etr 1000 ad alta velocità. Questa nuova tecnologia promette di inquinare il 75% in meno rispetto ai vettori aerei e di consumare il 30% in meno di energia. Molti investitori, più della metà, vengono dall’estero e la domanda di bonds era arrivata a 1,3 miliardi. Sono 115 gli investirori che hanno fatto richiesta. Il rating di s&P e Fitch è il BBB. La cedola non è mai stata così bassa, con spread finale a 52 punti base.
Chi si aspettava un dollaro più forte in questo periodo ha dovuto man mano ricredersi: la moneta europea, non senza qualche preoccupazione di alcuni investitori, sta continuando ad essere forte ed a conquistare terreno nel mercato valutario.

L’Ipi, la grande aziende torinese del settore immobiliare, emetterà nuove obbligazioni per 20 milioni di euro, con il nome di Ipi 5% 2018-2020, che pagheranno il 5% all’anno ogni semestre. La scadenza è a 2023 con ammortamento iniziale al 20 gennaio del 2020 che pagherà rate annuali con riferimenti del 10% per i primi due e poi il 30% e il 50%. Sulle obbligazioni l’Ipi pone un’ipoteca di garanzia sui suoi immobili. Un investimento sicuro garantito dagli immobili torinesi dell’azienda. Sull’Ipi pesava il credito deteriorato sulla Porta Vittoria, oggi tutto ceduto, che si portava avanti dal 2015. Oggi il bilancio si è liberato del debito, ceduto ad un istituto di cui non è stato rivelato il nome. Inoltre l’IPI sarà l’azienda incaricata dell’eventuale cessione degli immobili di Porta Vittoria, nel caso chi ha acquistato i crediti deteriorati decidesse di fare operazioni di compravendita.
Secondo l’Amministratore Delegato di Ipi, Vittorio Moscatelli, con questa operazione di emissione obbligazionaria, l’azienda diversifica le proprie entrate da cui far partire gli investimenti. Il prestito obbligazionario riporterà in buona salute le riserve finanziarie che si erano assottigliate dopo i nuovi investimenti del 2017, mirati ad aumentare il patrimonio immobiliare e finanziario. Il patrimonio immobiliare dell’Ipi ha un valore di circa 300 milioni, e l’azienda si pone come advisor anche per le istituzioni e per grandi privati.
I mercati obbligazionari sono in flessione, con quelli azionari che volano e fanno profitti. Tutta “colpa o merito”, dipende dai punti di vista, delle banche centrali e della loro politica monetaria di bassi tassi. Ma questa politica, dopo anni, sta per finire, e ci saranno dei cambiamenti per i mercati, e alcuni sono già in atto.
I rendimenti dei bond governativi statunitensi sono ora ai livelli più alti da gennaio, tra il 2 e il 2,6%. Gli USA confermano la crescita, e si attende solo che l’inflazione riparta per cambiare politica monetaria. Intanto il mercato obbligazionario crede alla riforma fiscale di Trump, che dovrebbe far passare il Pil USA da 2,5% al 3%. Con questa inflazione, alcuni analisti auspicano un rallentamento dei QE mondiali, mentre il mercato si mostra favorevole ai Bond tedeschi e ai Treasury statunitensi, con questi ultimi che rendono di più a lungo termine. I Bond tedeschi, pur restando tra i preferiti, continuano a rilasciare pochi profitti, specialmente sui decennali, mentre i trentennali riescono a spuntare qualche tasso interessante.
Molti investitori si interessano ai mercati emergenti, che offrono buone garanzie dai rischi e rendimenti più elevati. È il caso del Brasile e dell’Indonesia, su cui sono stati investiti capitali in valuta locale. Valuta locale anche per i titoli messicani, anche se qui c’è il rischio del cambio, e si potrebbe investire anche in dollari.
Da investire anche sui bond spagnoli, che segnano una tendenza rialzista. Stop invece all’acquisto di titoli italiani, che stanno segnando una tendenza al ribasso che proseguirà anche nel futuro.
Cerberus ed EasyJet potrebbero collaborare attivamente per mettere le mani su Alitalia: è questa l’indiscrezione che rimbalza tra i media: una piccola cordata che potrebbe mettere in difficoltà Lufthansa ed il suo piano di conquista del vettore italiano.

Enel ha come obiettivo per il 2018 un dividendo di 0,28 euro ad azione: lo ha reso noto l’ad Francesco Starace da Londra, dove si trova per presentare il piano industriale 2018-2020.

Gli investitori sono sempre alla ricerca del profitto più vantaggioso, tra bond e azioni. In questo momento tutti puntano sulle azioni, più profittevoli dei bond, che hanno un rendimento più basso rispetto al mercato azionario, che è in piena ripresa. Anzi, con una media del 10% del profitto, siamo in un periodo che non si vedeva da anni. E le previsioni parlano di profitti ancora più alti per le azioni, che in questo momento pagano di più. Non è un caso che Wall Street sta realizzando record su record, mentre il Giappone sta recedendo un pochino dopo che il Nikkei ha segnato i suoi massimi da 20 anni. Anche le borse europee stanno navigando in buone acqua, pur non realizzando dei record. Molti stanno investendo su azioni più rischiose, sicuri del buon momento del mercato. Questo anche grazie ad un indice di volatilità molto basso, come non si registrava da anni. Anche la situazione geopolitica, nonostante le tensioni con la Corea del Nord, è molto favorevole, con uno stato abbastanza stabile. Inoltre c’è molta omogeneità sulle azioni per quanto riguarda i profitti, e quindi i portafogli possono diversificarsi per diminuire i rischi. A questo aggiungiamo il basso costo del denaro, che consente prestiti per investimenti più profittevoli, e la stabilità del dollaro, che diminuisce i rischi. Dunque, meglio le azioni dei bond.

L’area in cui si è verificato il fenomeno è completamente impermeabilizzata e circoscritta da appositi cordoli che hanno la funzione di prevenire potenziali sversamenti di materiale residuo che può depositarsi durante le operazioni di carico-scarico. A causa dei fenomeni atmosferici particolarmente intensi che hanno insistito su Taranto negli ultimi giorni, l’acqua si è accumulata in quantità straordinaria. Sono queste le parole giunte da fonti molto vicine all’Ilva di Taranto per rispondere sul merito alle polemiche montate in queste ore intorno ad una foto pubblicata dalla pagina Facebook “Solo a Taranto”. Si tratta dell’immagine di una sorta di fiume color rosso sangue nei pressi dello stabilimento siderurgico. Una foto che ha scatenato una psicosi collettiva simile a quelle dei giorni del “Wind day”, quando il Governatore della Puglia Michele Emiliano aveva pensato bene di condividere su Facebook l’istantanea di un bambino (non di Taranto) con una maschera antigas.
Le stesse fonti hanno voluto ribadire l’impegno dell’azienda nelle attività di aspirazione dell’acqua in esubero, operazione resa logicamente più difficile dalle eccessive precipitazioni che hanno creato difficoltà e disagi in tutta la città di Taranto.Già nel fine settimana, l’azienda si è attivata tempestivamente richiedendo l’intervento di una ditta autorizzata per aspirare l’acqua in eccesso. Nella sola giornata di oggi ne sono state rimosse circa 100 tonnellate. L’attività di rimozione e monitoraggio sta continuando e proseguirà anche nelle prossime ore.
Numeri che danno l’idea delle enormi precipitazioni che si sono abbattute sul capoluogo di provincia pugliese: cento tonnellate di acqua aspirate e rimosse non sono bastate ad evitare allagamenti e proliferare di pozzanghere nella zona.
Un lavoro che sarà completato nelle prossime ore. Intanto, nei giorni scorsi è arrivato il via libera dal Ministero dello Sviluppo Economico per l’avvio dei lavori di copertura dei parchi minerari dell’Ilva di Taranto, chiesti a gran voce dai tarantini, finalmente ascoltati dopo anni anche grazie all’impegno della nuova proprietà dell’acciaieria.
Carige è nei guai: è infatti saltata la costituzione del Consorzio di garanzia che avrebbe dovuto sostenere l’aumento di capitale da 560 milioni ad essa necessaria. La terza ricapitalizzazione per l’istituto guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino si sta rivelando più difficile del previsto da ottenere.

MPS non riesce ad uscire dalla crisi del prezzo delle sue azioni, che da quando sono state ricollocate sul mercato non hanno mai raggiunto il target minimo. Il ribasso è costante, fin dal primo giorno, e gli investitori iniziali saranno rimasti delusi, ma sicuramente potranno approfittarne i nuovi investitori. Ieri ancora un ribasso del 3,1%, una vera e propria debacle che ha portato il prezzo dell’azione a 3,37 euro. Ma siamo ancora alle fasi preliminari, con la fase di adesione sull’offerta pubblica, su base volontaria. Quando lo scambio con i vecchi titoli subordinati sarà terminato, si potrebbe assistere alla risalita del titolo. Lo scambio sta proseguendo abbastanza bene, ma mancano solo quattro giorni alla fine dell’offerta, e solo i tre quarti dei titoli sono stati scambiati. L’adesione è del 73,59%, per un totale di 174.911.176 di azioni, in scadenza alla chiusura della piazza di Milano per il 20 novembre. Qui si chiuderà la possibilità per i piccoli risparmiatori, e quindi dopo scenderanno in campo gli investitori più grandi, allora si saprà quale è il destino delle azioni Mps.
L’ultima settimana il titolo ha perso quasi il 20%, ma una volta in campo i grandi investitori, si dovrebbe assistere alla risalita.
Il Pil italiano torma a crescere ma il maltempo stronca i numeri dell’agricoltura. Lo rivela l’Istat, sottolineando come rispetto allo scorso trimestre il prodotto lordo italiano guadagna lo 0,2% passando ad un + 0,5%. Un movimento positivo che fa ben sperare per il futuro.

Forte contrazione oggi per Bitcoin cash, che dopo i forti rialzi degli scorsi giorni, cede il 20 per cento in media, per le prese di profitto. Dopo aver raddoppiato il suo valore, adesso il Bitcoin cash inizia a cedere terreno per stabilizzarsi sui 1230$. Le prossime ore diranno se le prese di profitto sono finite o se la criptovaluta continuerà la sua discesa. Dopo la forte contrazione del bitcoin classico invece, oggi la prima criptovaluta al mondo torna in positivo. Dopo aver perso quasi 1000$, il bitcoin tenta la risalita, accompagnando tutte le altre crptovalute, tutte in verde. Da segnalare la grande prestazione di Dash, ai massimi storici, con la grande performance di ieri a +20%.
Si stabilizza invece l’Ethereum classic, dopo aver ceduto ieri quasi il 20%.
Stabile anche Ripple, che non lascia quota 0,19 mentre è in leggera risalita il Litecoin. Monero avanza a 127 dollari, e anche Neo si stabilizza a 28 dollari. Male Zcash, che scende a 266 dollari.
Il mondo delle criptovalute è in continuo fermento, e il 2018 si prospetta come un anno interessante, che sarà pieno di soddisfazioni ma anche di disfatte. Il Bitcoin continuerà a crescere, e sempre che l’investimento a lungo termine pagherà gli investitori, mentre si attende il definitivo lancio di Ripple, forse la criptovaluta più stabile, che non porterà probabilmente ai prezzi fossi delle altre cripto, ma non lascerà nemmeno lacrime e sangue sul terreno.
La Brembo SpA è l’azienda leader nel settore dei freno per auto e moto, fornitrice delle migliori casa automobilistiche, soprattutto a livello sportivo. Montare dei freni Brembo è sempre una garanzia, e sia la Formula 1 che il Motomondiale si affidano all’azienda del Bergamasco per la frenata dei loro bolidi. Ma Brembo è anche una realtà azionaria e dell’industria italiana, un’azienda sulla quale puntare alla Borsa di Milano, se si vuole investire dei risparmi.
Dal cascinale che ospitava la fabbrica nel 1961, anno di fondazione, è passato molto tempo, e oggi la Brembo pubblica i dati dell’ultimo trimestre con ricavi netti di 1,85 miliardi di euro, con un incremento del 8,1% rispetto allo stesso trimestre del 2016. In aumento anche il margine operativo, del 9,5%, ovvero 369 milioni circa, e il reddito operativo, a +6,4% quest’anno (da gennaio), per circa 270 milioni, ovvero il 14,6% dei ricavi. L’utile netto incrementa del 5,5%, pari a 196,4 milioni, ma cresce, leggermente, l’indebitamento finanziario, a 250,4 milioni dai 195,7 milioni della chiusura di bilancio 2016.
I buoni numeri della Brembo si riflettono sulle azioni, con le prese di profitto che spingono il titolo giù dello 0,3%. Chi ha azioni deve decidere, se realizzare, o tenere, aspettando il rialzo del titolo.