Mario Draghi e quantitative easing: ci sarebbe ancora margine

di Valentina Cervelli Commenta

Come spesso accade arriva il governatore della BCE Mario Draghi a salvare la giornata e la tenuta dell’Eurozona. Come? Stavolta sostenendo che se si dovesse aver bisogno di ulteriori stimoli, ci sarebbe ancora spazio per poter dare vita ad un nuovo piano di quantitative easing.

E’ questo quello che è emerso dalle parole da lui condivise dal Portogallo dove attualmente si trova per il simposio delle banche centrali a Sintra. In fin dei conti la crescita europea è peggiore di quella prevista e casi come quelli del nostro paese non aiutano l’economia europea a mantenersi sui livelli stimati: anzi, l’Italia da un piano del genere, nel caso venisse messo in atto, potrebbe solo che guadagnarci se si pensa ai titoli di Stato ed a quel che sta accadendo in materia politica ed economica entro i confini nazionali. L’unico vero neo della questione risiede nel fatto che Mario Draghi sia il governatore uscente della BCE e che il suo successore potrebbe non vedere le cose allo stesso modo. Ecco cosa ha spiegato:

Il programma di acquisto di asset ha ancora uno spazio considerevole. In assenza di un miglioramento, al punto che sia minacciato il ritorno di un’inflazione sostenibile ai livelli desiderati, sarà necessario un ulteriore stimolo: ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti a nostra disposizione. Guardando in avanti, lo scenario dei rischi rimane negativo, e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente. Non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti.

Il mercato ha immediatamente reagito alle sue parole: lo spread fra il Btp decennale e il bund è sceso a 246 punti base facendo segnare il valore minimo dallo scorso aprile.

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