Crediti deteriorati: la BCE ammorbidisce i toni

di Valentina Cervelli Commenta

La BCE ammorbidisce i toni sui crediti deteriorati, sebbene di poco, grazie all’intervento del suo Organismo di Vigilanza ed all’influenza che l’addendum di questo ha nelle politiche della Banca Centrale Europea. Un trattamento non eccessivamente più soft ma che potrà comunque essere di aiuto per le banche in difficoltà.

La nuova proposta “messa agli atti” infatti prevede sempre che gli istituti bancari possano impiegare tra i 2 ed i 7 anni per svalutare i non performing loan ma con una differenza rispetto a ciò che era stato preventivato in precedenza: ovvero su quelli garantiti  si potrà cominciare con un 40% a partire dal terzo anno. Da notare:nuove regole verranno applicate sui crediti classificati come deteriorati dal primo aprile 2018. Quindi riassumendo le banche avranno:

  • 7 anni di tempo per mettere da parte accantonamenti sufficienti a coprire il 100% degli Npl garantiti.
  • 2 anni per quelli non garantiti.

Con una simile progressione suggerita che potrà essere rivista caso per caso a seconda delle condizioni della singola banca:

  • il 40% di copertura il terzo anno;
  • il 55% il quarto anno
  • il 70% il quinto anno
  • l’85% il sesto anno
  • il 100% il settimo anno.

In passato Equita aveva calcolato che l’approccio richiesto nei confronti delle NPL sarebbe costato alle banche italiane 1,3 miliardi di euro l’anno per un totale di 9 miliardi circa di accantonamenti. Le polemiche, soprattutto per il rischio di svendita dei crediti deteriorati ai fondi speculativi internazionali non si placa però. Soprattutto perché non ci si spiega come la Banca Centrale Europea sia tanto fissata con gli NPL e non si preoccupi dei rischi derivanti da quelli considerati i “derivati tossici”, soprattutto di competenza francese e tedesca.

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