Confindustria, conflitto Iran e rischio recessione

Confindustria non le manda a dire: il protrarsi della guerra in Iran rischia di avere conseguenze pesanti sull’economia italiana ed europea. Con un rischio molto alto di recessione.

Confindustria e il conflitto in Iran

L’allarme arriva da diverse analisi e dichiarazioni recenti che mettono in evidenza come i conflitti internazionali possano incidere direttamente sulla vita economica quotidiana, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Il primo elemento di preoccupazione riguarda il costo dell’energia. Gli esperti di Confindustria sottolineano che ogni escalation militare in Medio Oriente tende a far salire rapidamente il prezzo del petrolio e del gas. Questo è già accaduto negli ultimi mesi: il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente proprio a causa delle tensioni tra Iran e altri attori regionali. Quando l’energia costa di più, aumentano anche i costi per le imprese, soprattutto per quelle manifatturiere che dipendono fortemente da elettricità e carburanti.

Questo rincaro si trasferisce poi sui prezzi finali dei prodotti. Le aziende, infatti, per mantenere i margini sono spesso costrette ad alzare i prezzi, contribuendo all’inflazione. Un’inflazione più alta riduce il potere d’acquisto delle famiglie, che iniziano a spendere meno. Questo è uno dei segnali più tipici di un rallentamento economico.

Un altro aspetto critico è l’incertezza. Confindustria evidenzia come guerre e tensioni geopolitiche riducano la fiducia di imprese e investitori. Quando il clima è incerto, le aziende tendono a rimandare nuovi investimenti, mentre i consumatori diventano più prudenti nelle spese. Secondo gli economisti, questo doppio effetto è particolarmente negativo perché blocca due motori fondamentali della crescita: consumi e investimenti.

Problemi anche nei trasporti

Nel caso specifico della guerra in Iran, c’è anche il rischio legato ai trasporti e alle rotte commerciali. Alcune dichiarazioni di esponenti di Confindustria parlano di difficoltà per il traffico marittimo e di costi in aumento per le spedizioni, con navi costrette a cambiare percorso o a subire ritardi. Questo significa tempi più lunghi e prezzi più alti per le merci, con effetti negativi sull’export italiano.

Infine, c’è un possibile impatto più ampio sull’economia globale. Se il conflitto dovesse intensificarsi, potrebbe coinvolgere snodi strategici come sta già accadendo con lo stretto di Hormuz, da cui passa una parte significativa del petrolio mondiale. In scenari estremi, diversi analisti ritengono possibile una perdita di crescita fino alla recessione, proprio a causa dell’impennata dei costi energetici e del blocco degli scambi

Il punto di Confindustria è chiaro: la guerra in Iran non è solo un problema geopolitico, ma anche economico. Se non si arriverà a una stabilizzazione, il rischio è che l’attuale fase di fragilità si trasformi in una vera e propria recessione, con effetti concreti su imprese, lavoro e famiglie.

Europa a rischio rottura con politiche di austerità secondo Natixis

Le recenti elezioni politiche in Italia hanno dimostrato come gran parte della popolazione sia ormai stanca di sostenere le politiche di austerità imposte dall’Europa. Più della metà dell’elettorato ha espresso la propria preferenza per partiti politici (MoVimento 5 Stelle e Pdl-Lega), che hanno effettuato una campagna elettorale di matrice populista e contro l’austerity. Dopo il voto italiano, molti economisti e money manager si chiedono se possa esserci un cambiamento della gerarchia a livello di politiche economiche nell’area euro. Tra questi c’è anche Philippe Waechter, chief economist per Naxitis Asset Management.

Italia chiederà aiuti per non fallire secondo Citi

Lo shock post-elettorale in Italia ha creato grande confusione sui mercati finanziari. Gli investitori sono stati travolti dal clima di avversione per il rischio e così hanno cominciato a vendere azioni e bond pubblici italiani, facendo crollare la borsa milanese e impennare lo spread. Molti analisti temono il peggio, in quanto il paese non è governabile per cui rischia di dover far ricorso agli aiuti finanziari se lo spread dovesse salire ancora verso 450 – 500 punti base. Tuttavia, secondo il presidente Giorgio Napolitano l’Italia non è allo sbando.

Come investire con la strategia del “rendimento reale” di Allianz GI

Lo scenario macroeconomico che si presenta davati agli occhi dell’investitore a inizio 2013 è caratterizzato da un crescita economica molto debole, debiti pubblici su livelli sempre più alti e aspettative di crescita dell’inflazione in aumento. Un quadro del genere non è assolutamente confortante, per cui l’investitore è costretto ad andare alla ricerca di opportunità di guadagno ovunque esse si presentino e nel modo più veloce possibile. E’ finita l’epoca degli asset free risk, si è aperta l’epoca in cui ciò che conta davvero è ottenere “rendimenti reali”.

Pil Grecia secondo trimestre 2012

Come noto, se c’è un Paese che più di altri sta soffrendo, numericamente, gli impatti della crisi economico finanziaria, questo è la Grecia. Atene continua a subire bruschi scossoni, e nel corso del secondo trimestre del 2011 ha dovuto fare i conti con l’ennesimo passo indietro, che rischia di minare alla base gli sforzi compiuti per rispettare i requisiti stabiliti dalla Troika, finalizzati all’ottenimento dei nuovi aiuti. L’obiettivo è risparmiare 11,5 miliardi di euro attraverso tagli da deliberare nel brevissimo termine. Nel frattempo, il Tesoro vara un’asta a tre mesi, per poter rimborsare 3,2 miliardi di euro di bond Bce in scadenza.

Italia in recessione

Solo pochi mesi fa’ la diffusione dei dati relativi al Pil della Spagna hanno sancito una volta per tutte la reale condizione del Paese; dopo una doppia rilevazione del Prodotto interno lordo negativa oltre le soglie considerate accettabili la Spagna è stata dichiarata in recessione, anche se si sapeva da mesi ormai che il Paese era in forte difficoltà.

Spagna in recessione, taglio al rating di 9 banche

La Spagna entra ufficialmente in fase di recessione. La pubblicazione del PIL trimestrale conferma il sentore degli investitori, che scontavano ormai già da diverso tempo la notizia della recessione di Madrid. Il PIL relativo al primo trimestre del 2012 è sceso dello 0.3% contro le attese di 0.4%. Su base annuale invece si parla di un -0.4% contro uno 0.5% previsto; le aspettative ribassiste sono quindi state riviste al rialzo, ed anche se il dato è nel complesso negativo la risposta del mercato è positiva, visto che questo già scontava delle previsioni peggiori.

LA CRISI ECONOMICA SPAGNOLA

Dal 2008 la Spagna alterna fasi di recessione a fasi di “crescita atona” con una disoccupazione costantemente in crescita e la situazione viene riassunta dall’istituto nazionale di statistica, che riassume così i dati raccolti:

l’andamento dell’economia è la conseguenza della performance della domanda nazionale, compensata solo parzialmente dal contributo positivo della domanda estera

Equita Sim consiglia: azioni per resistere alla nuova recessione

Tanti sono i consigli degli istituzionali, dei personaggi famosi e delle banche d’affari in questo momento di grande tensione per la paura dell’avvio di una nuova fase di crisi globale. Anche Equita Sim non si tira indietro ed esegue un test sul listino italiano per trovare quei titoli che, nell’eventualità di un nuovo crollo dei listini, hanno più probabilità di tenere il prezzo di Mercato riducendo le perdite al minimo. Ovviamente la ricerca mette in evidenza anche quei titoli da evitare assolutamente, ed i risultati sono molto interessanti; tra i consigliati per la rotazione del proprio portafoglio troviamo Pirelli, Prysmian, Eni (sempre tra  le preferite) Telecom Italia (anche se qui avremo da ridire) e Atlantia.

Al contrario, gli analisti sconsigliano vivamente di avere in portafoglio Ansaldo Sts, Danieli, Saipem, Campari, Marr, Tod’s, Diasorin, Recordati e Save perchè in caso di nuova recessione saranno quelli più esposti alle vendite.