Arriva il primo via libera dell’Agcom al progetto di Telecom di separazione delle reti: una buona notizia per la società visto che lo stesso è stata considerato “non manifestamente irragionevole” dal Garante per le Comunicazioni.

Arriva il primo via libera dell’Agcom al progetto di Telecom di separazione delle reti: una buona notizia per la società visto che lo stesso è stata considerato “non manifestamente irragionevole” dal Garante per le Comunicazioni.

A Piazza Affari oggi sono da tenere d’occhio un po’ di titoli, mentre altri sono da comprare. Tra quelli che stanno rispettando le previsioni dei futures c’è la Saipem, la Telecom e il titolo Bper Banca.
Ma grossa attenzione anche al titolo Saes, che potrebbe entrare in rally.
Saipem e Telecom stanno andando bene, per motivi diversi. Il titolo Saipem guadagna il 2,5% grazie al nuovo appalto con le Ferrovie Italiane. Un contratto siglato tra il Gruppo FS Italiane e il Consorzio Cepav che appartiene al 59% a Saipem. Si tratta di una commessa da 970 milioni di euro.
Il titolo Telecom guadagna l’1% dopo l’autorizzazione a separare la rete Tim.
Ottima performance di Bper Banca, che nelle negoziazioni ha un rally superiore al 3%, grazie all’upgrade di Equita sul rating. Il titolo passa a buy e inizia a crescere. Anche il titolo della Saes potrebbe avere un rally grazie ad un altro contratto, quello con Entegris. Gli americani hanno sigliato l’accordo per la cessione dei diritti sulla purificazione dei gas, parte della Business Unit Industrial Applications di SAES, una branca della sorella Usa SAES Pure Gas. Un contratto che frutterà a Saes 355 milioni di dollari che saranno reinvestiti nello sviluppo delle linee e nel Nitinol, in campo medico.
Nel corso della notte italiana le azioni dell’azienda non hanno reagito benissimo ed ancora non ci è dato sapere come reagirà oggi allo spargimento della notizia Wall Street, ma un fatto è certo: il presidente di Starbucks, Howard Schultz, lascerà il suo incarico il prossimo 26 giugno.

Gli investitori e gli analisti mettono sotto la lente d’ingrandimento il settore bancario italiano, che ha molto sofferto la crisi dello spread.
Lo spread italiano è stato il protagonista, negativo, delle ultime due settimane. E il settore bancario, pieno di titoli, è andato sotto pressione.
Così sono scesi anche i giudizi degli analisti. JP Morgan ha proceduto con i downgrade di molte della maggiori banche italiane. Abbassato infatti il target price di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Ubi Banca.
Banco Bpm è quello che aveva sofferto di più, e il suo target price scende a 2,9 euro, per la grande banca americana.
Per Unicredit, il target price scede a 21 euro, mentre per Intesa Sanpaolo vede scendere l’obbiettivo del prezzo a 3,3 euro. Infine Ubi Banca, con aggiornamento al ribasso a 4,2 euro.
La sofferenza continua a Piazza Affari, per tutte le banche. In particolare il settore bancario viene influenzato da nuove voci che vorrebbero una fusione tra Generali e Unicredit.
La maggior parte dei titoli è in ribasso. Il titolo Bper Banca perde il 2,44%, Ubi Banca il 2,23% e Banco Bpm il 2,08%.
Unicredit invece perde lo 0,5% e Intesa Sanpaolo gira in parità.

Cercare serenità e trovarla con uno schiocco di dita: è esattamente quello che permette di fare Mutuo Break, la nuova soluzione che è stata proposta da Banca Popolare di Bari. Uno strumento che guarda in modo diverso al futuro, dato che si tratta di un mutuo che si può sospendere fino a tre volte, dicendo finalmente stop all’ansia che non vi far dormire la notte, pensando incessantemente a come raggiungere i propri sogni.
Break è un ottimo mutuo ipotecario sviluppato appositamente per i privati. Consente di bloccare il pagamento della quota capitale della rata per ben tre volte in tutta la durata per cui è stato stipulato. Per quanto? Fino ad un tetto massimo di 12 mesi consecutiva per ciascuna singola opzione. Uno strumento perfetto per contrastare senza eccessive preoccupazioni e finalmente con maggiore serenità tutte quelle spese improvvise che possono guastare la quotidianità.
La campagna pubblicitaria che è stata sviluppata e mandata on air da parte del gruppo di comunicazione Hdrà rende perfettamente l’idea del motivo per cui è stato creato Mutuo Break. Un mutuo ipotecario che consente di guardare al futuro con un approccio totalmente diverso rispetto al solito, lasciandosi alle spalle ansie e preoccupazioni.
Paolo è il protagonista dello spot pubblicitario: si tratta di un ragazzo giovane, sempre coraggioso, ottimista e ambizioso che ha fiducia nel futuro ed è alla ricerca degli strumenti migliori per poterlo costruire con grande serenità. Di conseguenza, nel momento in cui Paolo sceglie di comprare un’abitazione tutta per sé, opta per l’unico mutuo che si adatta alle proprie esigenze.
Banca Popolare di Bari ha deciso di mettere a disposizione uno strumento perfetto per tutti coloro che hanno la necessità di affrontare delle spese improvvise relativamente alla propria famiglia. Oppure è un’ottima soluzione anche per chi è alla ricerca di flessibilità in relazione al proprio piano d’ammortamento.
Questo è il periodo nero delle banche, che sono sotto la pressione dello spread, e con la nomina di Paolo Savona, la situazione potrebbe peggiorare, se si attuerà il suo piano di forzatura.
Secondo Repubblica infatti, Paolo Savona avrebbe confidato di voler portare lo spread a 600 punti base, per forzare la mano alla UE, e costringerla a rivedere i parametri europei. Altrimenti l’Italia sarebbe costretta ad uscire dall’eurozona.
Le banche sono sotto pressione, e in particolare Banco Bpm, che ha registrato ieri, forti vendite. Il titolo ha perso il 7,2%, con l’indice milanese sotto, invece, dell’1,4%. Il titolo ha subito una vera e propria asta verso la chiusura della seduta.
Anche Fineco Banca ha perso il 4,6%, mentre Mediobanca ha chiuso con una perdita del 4,2%. Più si allarga lo lo spread Btp Bund, più il comparto bancario soffre.
Gli investitori dovranno quindi seguire bene la situazione politica, che sta portando incertezza sul differenziale italiano.
In particolare è la nomina di Paolo Savona a ministro dell’economia a suscitare la diffidenza europea, e quella degli investitori.
Il periodo d’oro delle azioni bancarie dovrebbe comunque concludersi, nel 2019, con il passaggio della presidenza della BCE da Draghi ad un tedesco.
Il crollo della lira turca è da attribuire al presidente Erdogan ed alla sua incapacità di valutare le conseguenze delle proprie parole? La risposta è positiva, almeno in parte: parzialmente la colpa è anche di una Banca Centrale che sembra incapace di farsi rispettare.

La situazione degli istituti di credito italiani, oggi, e dei bond bancari in particolare, è abbastanza negativa, a causa del rally dello spread italiano. Negli ultimi giorni si è assistito a molti sell off, in particolare di Mps, dopo le dichiarazioni dell’esponente leghista Borghi, e quelli di Unicredit e Sanpaolo. I rendimenti stanno sentendo la pressione degli investitori.
Molte vendite sono state effettuate per i decennali Bond Tier 2 di Mps, per monetizzare un titolo che aveva avuto una quotazione iniziale troppo alta.
E l’istituto deve ancora cartolarizzare i suoi NPL per circa 24 miliardi. L’attuale situazione italiana, con un governo che stenta a decollare, sta affossando il comparto bancario, Mps in testa, detenuta al 68% dal Tesoro.
Una grossa mano arriva dalla BCE, che sta cercando d risolvere i problemi degli istituti di credito italiani con l’acquisto di obbligazioni. Ma nonostante le massicce operazioni, i crediti inesigibili sono ancora troppi, e il programma di QE dovrà necessariamente terminare per la fine dell’anno, o al massimo tra 18 mesi, quando Draghi dovrà lasciare il suo mandato in scadenza ad un tedesco, che non sarà così accomodante.
Per Intesa Sanpaolo e Unicredit invece, nonostante i sell off siano stati importanti, la situazione patrimoniale è solida. Le due banche non hanno sofferto grazie ad una gestione più attenta e florida finanziariamente.
Gli analisti avevano già predetto che l’apertura di Wall Street sarebbe stata negativa, e così è stato. Ora il Dow Jones perde lo 0,32% e il Nasdaq fa esattamente la stessa cosa nel suo indice. Lo S&P 500 scende dello 0,45%. Però ci sono molti elementi per quel che riguarda le azioni.
Tra le azioni c’è il solito saliscendi. La Hewlett Packard Enterprise pere il 6% per le prese di profitto, grazie ad una buona trimestrale, ma a stupire è Tiffany con il+14,95%. Per l’azienda del lusso, la trimestrale distribuisce 1,14 dollari per azione grazie al fatturato a +15% (1 miliardo di vendite a +10%).
Altro titolo a stupire è Netweek, con un +13%, ma qui gli analisti non riescono a comprendere il motivo del rally. Sono state infatti scambiate 1,17 milioni di azioni, molto di più della media di 964.752 titoli nell’arco dell’ultimo mese.
Poi le analisi di Filippo Diodovich e Vincenzo Longo di IG sulle utility italiane, che saranno coinvolte nelle misure del nuovo governo a guida Lega-M5S.
Dovrebbero salire le quotazioni delle utility delle rinnovabili come Alerion Clean Power, Erg e Falck Renewables, mentre le energetiche tradizionali dovrebbero entrare in sofferenza.
Con le conversioni verso le rinnovabili, le aziende come Enel dovrebbero incassare meno dalle bollette.
Il titolo Enel è già dell’8%, A2A del 10% e Terna del 5%.
Sembra impossibile ma per Alitalia e la sua vendita il percorso verso la risoluzione dei problemi sembra aumentare con il passare dei giorni: sono infatti 17 gli emendamenti presentati relativamente al decreto di proroga ora presente in Senato.

Comparto bancario italiano in crisi all’apertura della borsa di Milano, con nette perdite e spread a 170 punti base. Continua l’agonia dei bancari, dopo la firma del contratto di Governo tra Lega e M5S, con lo spread che non ferma la sua corsa. Poi il recupero dei bancari.
A Milano l’apertura è delle peggiori, con un calo netto del 1,7% che continua fino all’1,84% di perdita, per poi segnare un leggero recupero a -1,3%. A soffrire tutti i bancari, a partire da Intesa Sanpaolo, che perdeva pesantemente, prima di recuperare fino alla parità.
A pesare non solo la situazione dello spread, ma anche i dividenti, con le cedole staccate questa mattina. Gli investitori hanno voluto procedere con le prese di profitto, prima che lo spread desse segnali ancor più negativi per il mercato azionario.
Anche Banca Generali apre sotto la chiusura, per poi iniziare un rally, con il +1,10%, con la promessa di mantenere il prezzo e continuare a salire.
Stesso discorso per Unicredit, con una caduta iniziale e poi il +0,68% messo in cassaforte, per il momento, sull’indice milanese.
In controtendenza Mediolanum, che apre sotto la parità e non riesce a reagire, mentre continua la discesa del prezzo di Monte Paschi, ancora in negativo, dello 0,14%, dopo un’apertura ancor più pesante.
Nuovo capitolo dell’infinita storia di Alitalia: ora i sindacati richiedono una nuova governance in azienda al fine di proteggere i lavoratori ed indirizzare in modo migliore l’operato relativo alla vendita del vettore: è stato chiesto in Commissione speciale del Senato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl, ascoltati sul Dl di proroga Alitalia.

A Piazza Affari ieri è stata una giornata pesante, con un rosso del 2,32%. La giornata è stata caratterizzata dalle molte vendite e dall’impennata dello spread italiano, che ha visto i titoli governativi tornare sopra al 2% e il differenziale raggiungere i 150 punti.
La giornata è stata caratterizzata dalle forti vendite, e le previsioni per questa mattina non sono favorevoli.
Pesa, sulla borsa milanese, l’attuale situazione politica, incerta e confusa, e in particolare la bozza di contratto tra Lega e M5S con la richiesta di cancellazione del debito italiano per 250 miliardi. Una richiesta di difficilissima attuazione, perché comporterebbe degli scenari finanziari disastrosi per l’economia italiana, la credibilità del debito, oltre ad avere implicazioni tecniche di difficile soluzione, secondo le attuali regole contabili, pur avendo delle possibilità normative.
Non a caso, il settore che più ha sofferto ieri, è stato quello bancario, con una perdita del 3,7%. Una mano l’ha data Saipem, con un rialzo di oltre il 12%, ma oggi sarà un’altra giornata convulsa. Gli investitori punteranno gli occhi sempre sul settore bancario. Sarà da capire se l’aria di diffidenza dei mercati, verso l’Italia, continuerà, oppure si tornerà agli acquisti, per tentare di ottenere dei profitti dalle vendite di ieri. Attenzione quindi all’apertura di questa mattina.
Vodafone perde il suo amministratore delegato: Vittorio Colao ha infatti annunciato che ad ottobre, dopo 10 anni di guida praticamente priva di sbavature, l’azienda dovrà andare avanti senza di lui: il titolo Vodafone, a differenza del board della società, non ha preso bene l’annuncio.
