Fed, Donald Trump vuole taglio tassi di 100 punti

di Valentina Cervelli Commenta

Quella che intercorre tra Donald Trump e la Fed sembra essere una diatriba che difficilmente potrà concludersi presto o senza conseguenze. L’ultima richiesta dell’inquilino della Casa Bianca è infatti che venga eseguito un taglio dei tassi di interesse di cento punti.

La richiesta di Donald Trump alla Fed

Non è una novità: il presidente degli Stati Uniti è da tempo “contrario” a quella che è la politica monetaria della Federal Reserve in nome di un protezionismo non giustificato: si pensava inizialmente che con il passaggio del comando da Janet Yellen a Jerome Powell si sarebbe ottenuta una “tregua” da parte di Trump. Ciò non è avvenuto e complice la guerra commerciale in atto con la Cina sembra che il presidente non sia in grado di non immischiarsi nelle decisioni prese dalla banca centrale americana.

L’ultima richiesta in ordine di tempo è per l’appunto quella relativa ad un taglio dei tassi di interesse di 100 punti base.  Come sempre tale “consiglio” è arrivato tramite Twitter e senza basi economiche a sostegno, soprattutto se si pensa che anche l’ultimo taglio dei tassi è arrivato senza che ne esistessero le basi interne per giustificarlo oltre alla congiunture geopolitiche internazionali. Ecco cosa ha twittato il presidente degli Stati Uniti:

In un arco di tempo abbastanza breve, il tasso di interesse Fed dovrebbe essere ridotto di almeno 100 punti base, e magari dovrebbe essere accompagnato da un po’ di Quantitative Easing. Se questo avvenisse, la nostra economia farebbe ancora meglio e l’economia globale migliorerebbe notevolmente.

Economia statunitense e le reazioni della Fed

Per comprendere quanto poco in linea quel che Donald Trump richiede rispetto all’economia statunitense è importante tornare indietro nel tempo: grazie al miglioramento delle condizioni generali e dei dati, nel corso del 2018 la Fed aveva alzato i tassi di interesse ben quattro volte, portando ad una generale buona tenuta dei dati macroeconomici, della crescita e dell’inflazione. Con il rallentamento della crescita globale sono cresciuti esponenzialmente gli attacchi del presidente degli Stati Uniti vero la Fed e Jerome Powell in particolare, sfociata nel taglio dei tassi di 25 punti base di qualche settimana fa.

Una mossa considerata sbagliata da diversi analisti e che sembra essere stata un “contentino” a Trump ancora giustificabile a livello tecnico dalla debolezza globale, ma che potrebbe tornare a chiedere il conto nel caso gli Stati Uniti rischiassero di entrare in recessione, essendoci meno manovra possibile in caso di effettivo bisogno. I cento punti base che il presidente vuole al momento risultano impossibili da ottenere. Sarà in grado la Fed di resistere?

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