Come fare la giusta scelta della carta di credito

“Vorremmo che per i consumatori la carta di credito diventasse normale, non una cosa che evoca le palme o le borse di Louis Vuitton” ha dichiarato Laura Cioli amministratore delegato di CartaSì. Il tutto per aprire la strada alla possibilità di cominciare a pagare sempre più con monete elettroniche ma stando attenti ai costi, perché, come evidenziato da un’analisi condotta da CorrierEconomia, i costi delle carte di credito sono alti: ad esempio, prelevare contante con la carta di credito costa oggi il 3,5%; il canone medio annuo è aumentato a 33 euro dai 31,8 dello scorso anno; e la commissione per le operazioni in valuta è di circa l’1,5%.

Depositare i risparmi in un conto deposito, è la soluzione preferita dagli italiani

Lo studio dell’Università Bocconi per CorrierEconomia, dice che oggi l’Italia rappresenta ancora il fanalino di coda nella emissione delle carte di pagamento, situandosi al 22mo posto su 26, dopo di Italia solo Ungheria (27), Romania e Grecia (7), Bulgaria (4). Dall’indagine Bocconi affiora che il canone annuo è stato azzerato nelle banche online Ing Direct e Iw Bank, è di 23 euro alle Poste e tocca gli 80 euro con American Express, i 50 con il Santander. Costi elevati anche per le carte della grande distribuzione, come Carrefour, Auchan, che toccano i 40 euro, mentre per Unicredit e Credem va tenuto conto anche il costo d’emissione della carta, che è rispettivamente di 10 e 5 euro.

Inoltre va considerata la commissione di anticipo contante, alta più o meno per tutte le banche visto che è considerata un’operazione di finanziamento, e che può arrivare al 4%, è al 3% per Bpm, mentre non fa pagare niente Findomestic.

Arabia Saudita srà la nuova tappa per gli investitori mondiali

Le previsioni dell’Arabia Saudita sono quelle di aprire il mercato azionario agli investimenti diretti da istituzioni finanziarie estere nella prima metà del 2015. Lo hanno annunciato le autorità di vigilanza sui mercati. L’apertura di tale mercato, che capitalizza circa 530 miliardi dollari, rimane una delle riforme economiche più attese.

“Il mercato sarà aperto alle istituzioni finanziarie estere idonee a investire in azioni quotate nella prima metà del 2015, con il permesso di Dio”, è scritto in un comunicato dell’Autorità Capital Market. La volontà delle autorità saudite è di aprire il mercato azionario al fine di creare posti di lavoro, diversificare l’economia oltre il petrolio e dare alle imprese locali una più forte disciplina di mercato.

L’Argentina a rischio di nuovo default

Ma il governo ha ritardato la messa in opera della riforma, che si sta preparando da anni, sembra perché preoccupato dalla prospettiva di una maggiore volatilità del mercato, e anche per la realtà politica del tema. Oggi, gli stranieri possono acquistare azioni saudite tramite swap che coinvolgono banche internazionali e attraverso un piccolo numero di Etf. Le stime dicono che gli stranieri controllano circa il 5% del mercato saudita.  L’interesse estero per azioni saudite è molto grande soprattutto per il potenziale economico del paese arabo: lo stesso Fmi ha alzato le stime sulla crescita del Pil nel 2014 al 4,6%. “Questa è una mossa storica per l’Arabia e per la regione”, ha detto Rami Sidani, responsabile degli investimenti del Medio Oriente per Schroders, che possiede già circa 250 milioni di dollari investiti in Arabia Saudita, in modo indiretto.

 

Le offerte sui conti deposito, i rendimenti migliori nelle durate lunghe

L’inflazione continua a essere bassa e dopo l’ ultima innovazione annunciata dalla Bce nel mese di giugno, il presidente Mario Draghi ha annunciato  “nuove misure, se necessarie, per combattere un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. L’Eurotower si impegna a mantenere gli attuali bassi tassi d’interesse per un periodo prolungato, di fronte a una ripresa moderata e a una bassa inflazione”. Intanto ci si domanda su quali prodotti di investimento sia meglio indirizzarsi oggi, alla luce dei nuovi tassi ma anche della nuova tassa al 26% sulle rendite finanziarie, che da luglio interessa tutti i prodotti ad eccezione di Titoli di Stato e fondi pensione.

Conviene investire nei titoli di Stato nel secondo semestre del 2014

La tassa aumentata dal 20 al 26% si riversa soprattutto sui conti deposito sempre preferiti dagli italiani, che li considerano un investimento sicuro in quanto protetti dal fondo interbancario di garanzia fino ad un limite di 100.000 euro. Gli ultimi dati riportano notizie di rendimenti alti, però, solo su ‘parcheggi’ di lunga durata ma tra le migliori offerte disponibili nello scorso mese, per un importo, ad esempio, di 50.000, spicca quella di Credem, che dà un tasso dell’1,72% e spesa di bollo di 34,20 euro. Fino al 31 dicembre questa tipologia di conto assicura il 3% di interesse lordo per giacenze da 10.000 a 50.000 euro per i primi 12 mesi. Buona anche l’offerta del Conto Deposito Findomestic che dà un tasso dell’1,50% con l’imposta di bollo a carico della banca per il primo anno. Buona anche la proposta Deposito Sicuro di Banca Marche che dà un tasso lordo del 2,80% su un vincolo di 12 mesi, che sale al 2,90% su 24 mesi.

 

Dove investire dopo l’aumento della tassa sui prodotti finanziari

Dal  primo luglio è entrata in vigore la nuova tassazione sui prodotti finanziari che è salita dal 20 al 26%. La nuova aliquota ha colpito tutti i prodotti, azioni, obbligazioni, fondi di investimento, depositi postali, conti deposito, restano esclusi Btp e fondi pensioni. E di fronte a questa nuovo scenario alcuni investitori già da tempo stanno valutando altre forme di investimento del proprio denaro così da non essere danneggiati dalla nuova tassa.

Dove conviene investire con i tassi bassi

 Alcuni  hanno deciso di vendere specifici titoli per poi ricomprarli dopo il primo luglio, operazione opportuna, facendo però attenzione che i costi di transazione non siano superiori al differenziale del 6% delle minusvalenze tecniche. Si può anche optare per l’opzione di affrancamento, tenendo la tassazione al 20% fino al 30 giugno anche per posizioni ancora aperte per poi effettuare una vendita figurativa a carico degli intermediari per il portafoglio titoli, anche a quelli che producono minusvalenze latenti e che sarebbe meglio rimandare nel tempo, per compensare il carico fiscale più alto sui guadagni.

L’affrancamento è favorevole se si desidera continuare a mantenere il portafoglio e si vuole sfruttare le minusvalenze accumulate o per pagare meno imposte sul capital gain potenziale, poiché permette di valorizzare tutti gli strumenti finanziari alla data del 30 giugno.

Ad  esempio, se si ha in portafoglio un titolo obbligazionario acquistato a 90 che vale 100 al 30 giugno, usando l’opzione di affrancamento è come comprare al prezzo di mercato, i 10 punti di plusvalenza saranno soggetti alla tassazione del 20% e se l’obbligazione viene venduta, il capital gain sarà tassato al 26% sul prezzo non di 90, quello originario, ma di 100.

 

 

Prestiti personali, come trovare la migliore offerta sul web

Conveniente il prestito Revolution Più di BNL, prestito personale che permette alla clientela di avere liquidità flessibile e velocemente. L’importo può variare dai 5.000 euro ai 100.000 euro, da restituire da 6 a 60 mesi, con un tasso di interesse fisso e una rata mensile e costante per tutta la durata del finanziamento.

Altra offerta conveniente è quella di Unicredit, CreditExpress Mini, prestito che serve a chi deve fare piccole spese e vale per l’intera famiglia. L’importo va da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 3.000 euro, è flessibile e il rimborso ha luogo tramite rate mensili di taglia piccola e senza mai cambiarle per tutta la durata del finanziamento. La durata del Creditexpress mini va da 18 a 36 mesi.

Prestiti personali, come ottenerlo senza busta paga

Poste Italiane offre Prontissimo, prestito che può essere richiesto da tutti, che dà somme da 1.750 euro a 20mila euro; ha una durata che va da 24 a 84 mesi, e il rimborso avviene tramite addebito sul conto o tramite bollettini postali. In caso di estinzione anticipata non c’è nessuna spesa in più da pagare. Ma i prestiti personali possono essere richiesti anche online, come chi decide di aprire un conto corrente online. I siti italiani che, danno questa possibilità sono, tra gli altri, https://www.boober.it/, http://www.smartika.it/Web/, martika.it e Prestiamoci.it. E’ un settore in espansione che negli Stati Uniti è già molto sviluppato. Gli imprenditori, infatti, cercano un’alternativa alle banche e alle agenzie di prestito, che richiedono tassi particolarmente onerosi.

E, come rimarcato da Jared Hecht, amministratore delegato del sito peer-to-peer Fundera, “Anche in questo caso, internet applica le stesse regole che hanno fatto il successo di altri settori: efficienza, competizione e trasparenza dei prezzi”.

Conviene investire nei titoli di Stato nel secondo semestre del 2014

I rendimenti dei titoli di stato sono passati in meno di dieci mesi da un livello del 5 per cento ad un livello del 3 per cento, un andamento su cui nessuno avrebbe scommesse, raggiungendo in questo ultimo periodo il minimo storico assoluto di sempre. Due fenomeni in particolare sembrano aver favorito questa corsa al ribasso dei rendimenti, le politiche accomodanti e la possibilità di quelle non convenzionali messe a disposizione dalla Banca Centrale Europea e la paura della crescita dell’ inflazione, che tuttavia in tempi più recenti si trasforma nella misura del suo contrario, la delazione.

A questo quadro si aggiunge il problema della liquidità, il quale continua a spingere verso la ricerca di rendimenti interessanti e a far rialzare il prezzo dei titoli di stato mentre tiene basso il loro yield.

Dove investire dopo l’aumento della tassa sul capital gain

C’è da dire però che in Italia sono stati abbandonati i timori in merito ad una serie di problematiche che ancora investono il paese, tra cui spiccano la realizzazione e l’ efficacia delle riforme, il contrasto della disoccupazione e il blocco dell’ aumento del debito pubblico, nonché la possibilità di muoversi verso stimoli per rilanciare il tessuto industriale e produttivo. La flessione dei rendimenti dei titoli di stato è quindi il risultato delle cause che abbiamo prima elencato, come la situazione di quasi delazione, il sostegno della banca Centrale Europea e la liquidità in cerca di rendimento, ma anche la mancanza di valutazione dei rischi a cui il paese è quindi ancora soggetto. In definitiva quindi la performance dei titoli di stato non esprime particolari virtù del paese e dunque il clima di ottimismo che oggi si respira potrebbe mutare nei prossimi mesi, qualora i mercati iniziassero a considerare i rischi rispetto ci rendimenti. Per cui l’ ulteriore acquisto di titoli di stato in questo periodo con scadenze prolungate a tre o quattro anni ci prezzi odierni non è prudente.

Dove investire dopo l’aumento della tassa sul capital gain

Cosa fare con i propri investimenti ora che è entrata a regime la tassazione sulle rendite finanziarie salita dal 20 al 26%? Vediamo alcuni consigli.

A partire da luglio è entrato in vigore l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie voluta dal governo Renzi che ha portato ad una crescita dell’aliquota dal 20 al 26% andando ad intaccare  tutti gli strumenti finanziari, azioni, obbligazioni, Etf, fondi di investimento, conti correnti, conti deposito, conti postali, e da cui sono esenti solo i Titoli di Stato e i fondi pensione. Tutto questo rappresenta un vero e proprio dilemma, quindi, per gli investitori che in questo periodo stanno continuando a chiedersi  quale potrebbe essere la mossa migliore da fare per riuscire a mantenere al sicuro i propri investimenti senza dover pagarci su troppe tasse.

Conti correnti, le offerte a canone e spese zero

Provando a fare un esempio pratico si può vedere che su un investimento di 25 euro in azioni che è destinato adare un guadagno ipotetico del 6% annuo, pari quindi a 1.500 euro, la nuova aliquota al 26% farà sì che venga imposto un prelievo fiscale pari a 390 euro a fronte dei 300 euro che si sarebbero pagati con l’aliquota attuale del 20%. A questi poi devono essere sommati 100 euro di imposta di bollo sui conti titoli al 0,2%.

Per evitare di trovarsi nella tassazione più alta, gli investitori possono optare per la vendita dei titoli, se è stata già conseguita un’interessante plusvalenza, oppure si può utilizzare l’affrancamento, che dà la possibilità di pagare il 20% sui guadagni maturati fino al 30 giugno e il 26% soltanto sui guadagni maturati a partire dal primo luglio.

 

Dove conviene investire con i tassi bassi

Dopo che la Bce ha ancora abbassato i tassi di interesse, diminuiscono i tassi di rendimento di conti deposito e Btp e sembra che sia più conveniente investire in azioni e obbligazioni. Stando a quanto riportato da CorrierEconomia, secondo i fund manager e i grandi investitori internazionali dopo la mossa di rilancio monetario fatta dalla Bce e con i nuovi scenari di crescita degli utili aziendali nell’eurozona, sarebbe più opportuno optare per i comparti difensivi come le telecom, i farmaceutici, e il largo consumo, o le costruzioni (Lafarge, HeidelbergCement), l’hi tech (STMicroelectronics, Eurotech), i media (WPP, Mediaset) gli industriali (Cnh, Gefran) i finanziari (Unicredit).

Rendimenti garantiti dei conti deposito, aumentano i costi

Sono  titoli e settori che da gennaio hanno dato buone performance e che, come spiega Nicola Esposito, responsabile investimenti di Tendercapital, società indipendente di gestione del risparmio con sedi a Milano, Lugano e Londra, “potrebbero subire una ulteriore spinta, con rialzi medi compresi fra il 10 e il 15%, se la ripresa si consoliderà e se il cambio dollaro/ euro comincerà a scendere verso un target di 1,28 (oggi 1,35) che è il possibile obiettivo di fine anno dopo la manovra della Bce”.

Mislav Matejka, strategist azionario di JP Morgan Cazenove, dice : “Rispetto alle stime di inizio anno, che ipotizzavano per l’eurozona una crescita degli utili del 13% nel 2014, le continue revisioni al ribasso hanno portato le attese di aumento dei profitti all’attuale livello del 7%. Mala media non dice tutto. Infatti mentre le stime sui profitti a 12 mesi dei comparti difensivi sono scesi in media del 3,6%, nei settori ciclici sono salite del 2,1% rispetto ai valori ipotizzati a inizio anno”.

 

 

L’Argentina a rischio di nuovo default

La Corte Suprema americana ha respinto l’appello di Buenos Aires confermando la sentenza precedente che obbliga al pagamento di 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund titolari di bond andati in default. Eha stabilito inoltre che i possessori di bond possono far ricorso alle corti americane per costringere l’Argentina a dire dove controlla proprietà nel mondo per facilitare il recupero dei fondi.

La decisione americana, ha fatto salire lo spread dei titoli di Stato argentini a 800 e i credit default swap argentini a 1.788. A preoccupare è un eventuale “default tecnico” del Paese, che il 30 giugno ha la scadenza del pagamento ai possessori di bond con scadenza 2033 che hanno aderito al concambio.

Su quali investimenti non si paga la tassa sulle rendite finanziarie

Buenos Aires ha fatto sapere di non poter far fronte né a tale pagamento nè a quello degli hedge fund, paventando lo spettro di un default. Nella spiegazione delle sue motivazioni alla corte, l’Argentina ha avvisato che in caso di bocciatura dell’appello il rischio sarebbe stato di un nuovo default con possibili “dure conseguenze per milioni di argentini”.

Ma i rischi – ha minacciato l’Argentina – potrebbero anche andare oltre i confini del paese, minacciando i mercati internazionali e intralciando il processo di ristrutturazione del debito. La Corte Suprema americana respingendo il caso e senza pubblicare commenti, ha confermato la precedente sentenza: l’Argentina non può proseguire con i pagamenti sul suo debito ristrutturato salvo che non paghi gli hedge fund che hanno rifiutato l’offerta di concambio con gli 1,3 miliardi di dollari che spettano loro. Fra gli hedge fund ad attendere l’assegno dell’Argentina ci sono Aurelius Capital Management ed Elliott Management.

 

Investire nella nuda proprietà

La nuda proprietà viene vista sempre più come una buona opportunità di investimento. Questo e’ quel che pensa la maggior parte delle persone che acquistano un immobile in questo modo stando a quanto riscontrato da un’indagine svolta dall’ufficio studi Tecnocasa. L’ufficio studi Tecnocasa ha convogliato lo studio sulle nude proprieta’, per capire chi predilige acquistare casa in questo modo e quali sono le motivazioni di fondo che spingono a tale scelta. Stando ai numeri raccolti, nel 71,5% dei casi chi opta per la nuda proprieta’ ha un’eta’ compresa tra i 35 e i 64 anni e spesso porta a termine la transazione per garantire una casa ai figli.

Più del 70% degli acquisti di nuda proprieta’, in effetti, troverebbe motivazioni nella volonta’ di effettuare in questo modo un investimento a lungo termine, mentre percentuali non essenziali sono quelle che interessano gli acquisti di prime case (25,8%) e case per vacanze (3,2%).

Vendere la Nuda Proprietà, un fenomeno in crescita

Interessanti anche i risultati degli studi  per quel che riguarda le motivazioni che spingono invece a vendere la nuda proprieta’ del proprio immobile. almeno la meta’ dei venditori (46,8%) e’ spinto dal bisogno di liquidita’ (volonta’ di conservare il tenore di vita, volonta’ di aiutare i figli nell’acquisto dell’abitazione); nel 37,8% dei casi invece è interesse di portare migliorie alla propria qualita’ abitativa e l’8,1% dei venditori e’ spinto a tale scelta dal mutamento della propria struttura familiare.

Il maggior numero di transazioni di unita’ abitative in nuda proprieta’ interessa i trilocali (30,8%), seguiti dai bilocali (29,2%) e dagli appartamenti di quattro locali (16,9%).

 

 

La composizione del portafoglio con i tassi bassi della Bce

Non si può più pensare di avere rendimenti senza mettere in conto un po’ di rischio. E’ questo il nuovo scenario che si delinea per gli investitori europei dopo il taglio dei tassi Bce a 0,15%. Bisognerà attuare strategie più azzardate per ottenere un po’ di guadagno.

Le decisioni non sono facili, vista anche la difficile congiuntura economica in Europa e le incertezze su una forte ripresa, soprattutto per l’Italia. Le obbligazioni e i titoli di Stato dell’Italia preferiti da molti investitori italiani con i tassi così bassi saranno in calo. Le cedole sopra a un buon 4% sono per 30 anni e il rischio sovrano per periodi così lunghi torna di nuovo tutto in primo piano.

Il funzionamento della tassazione sulle rendite finanziarie

All’estero «Un’idea può essere quella di scendere nella qualità creditizia e puntare su scadenze bassissime – dice Fabrizio Biondo, gestore del fondo Lemanik Value Opportunities – Da anni insistiamo su orizzonti sotto i 18 mesi e una vita media di portafoglio tra i 4 e i 9 mesi con bond di 35 Paesi. E’ una strada che negli ultimi 7 anni ha generato 3 punti netti sopra il tasso Libor con una volatilità annua intorno all’1%».

Gli esperti consigliano ancora di tenere un 15% di azioni in portafoglio. «Meglio andare con i piedi di piombo e guardare a titoli di società che hanno un business prevedibile e di tipo continuativo che sono poco sensibili al ciclo – suggerisce Piergiacomo Braganti, responsabile investimenti di Banca Albertini Syz -. Riscoprirei le utilities e anche le multi utilities locali. Tra le grandi punterei su Snam e Terna che sono i migliori esempi in questa categoria».

 

 

Su quali investimenti non si paga la tassa sulle rendite finanziarie

Mercoledì 18 giugno, con il Dl Irpef diventato ufficialmente legge è diventato ufficiale anche l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie che passa dal 20 al 26%. Sarà in vigore dal prossimo primo luglio e andrà a coprire le detrazioni Irap per le imprese. Questo  aumento interessa tutti i prodotti finanziari, dalle obbligazione, ad azioni, Etf, fondi comuni, conti deposito, conti correnti, conti postali, ad eccezione dei fondi pensione e dei titoli di Stato per i quali la tassazione rimane al 12,50% .

Il funzionamento della tassazione sulle rendite finanziarie

Per quel che riguarda i fondi pensione, sale, soltanto per il 2014, dello 0,5%, andando così dall’11% all’11,5%, l’aliquota sui fondi pensione complementari, al fine di creare un credito d’imposta per le casse di previdenza private o privatizzate, in attesa che ci sia una nuova organizzazione della tassazione dei redditi degli enti previdenziali, per attenuare l’effetto dell’aumento dell’aliquota dal 20 al 26% sulle plusvalenze. Stando  alle stime, la misura dovrebbe far incassare per il 2014 588 milioni e circa 3 miliardi nel 2015, mentre secondo i calcoli della Cgia di Mestre, per un conto corrente medio l’aumento sarà di circa 1 euro all’anno.

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Con l’aumento della tassa sulle rendite finanziarie, a ‘pagare’ saranno tutti i risparmiatori: si andrà da un minimo di 9,6 euro annui per le rendite più basse, per giungere a 635,90 per gli importi alti. Quindi  per investire, senza pagare troppo, meglio allora dal prossimo mese di luglio optare per titoli di Stato e Buoni fruttiferi postali (Bfp) per i quali la tassazione resta al 12,5%.

 

 

PayPal, un metodo diverso di pagamento non solo su internet

Uno degli strumenti alternativi alle carte di credito che può essere usato nel mondo degli acquisti online è PayPal, il conto virtuale che consente di utilizzare il denaro a disposizione per effettuare pagamenti su internet in tutta sicurezza e comodità.

PayPal può essere infatti usato attraverso qualsiasi pc, smatphone, tablet o altro device che si abbia a disposizione, purché l’esercente dello shop dove si desidera comprare lo accetti come sistema di pagamento. PayPal, tuttavia, viene oggi accettato come sistema di pagamento in 193 nazioni del mondo e consente di effettuare transazioni in 26 diverse valute. La circostanza che non venga accettato è quindi molto remota.

Per usare PayPal è necessario in primo luogo aprire un proprio conto online, per il quale sarà necessario disporre solo di una email, che sarà quella che verrà richiesta anche al momento del pagamento. Si dovrà poi scegliere una propria password personale da inserire per autorizzare le transazioni.

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Si dovrà poi scegliere come ricaricare il proprio conto PayPal. Si potrà infatti decidere se associare al conto corrente online una o più carte di credito già in proprio possesso oppure se ricaricare il conto con un altro sistema. La giacenza disponibile sulle carte, quindi, diventerà la giacenza disponibile anche sul conto.

Per i pagamenti si dovrà però utilizzare soltanto email e password, senza la necessità si comunicare i propri dati personali e sensibili a terze persone. Questo conto, inoltre, può essere utilizzato non solo per effettuare pagamenti e inviare denaro, ma anche per riceverlo, ed è quindi molto usato da chi vende online. Uno dei siti internet sui cui PayPal è da tempo utilizzato è infatti eBay.

Il funzionamento della tassazione sulle rendite finanziarie

Ormai è noto che la tassa sulle rendite finanziarie è stata ufficialmente aumentata, ed è pronta ad entrare  in vigore dal primo luglio. L’aliquota sulla tassazione delle rendite finanziarie, è passata dal 20 al 26%. Questa nuova tassazione andrà a incidere su tutti i prodotti finanziari, su azioni, su obbligazioni, su conti deposito, su conti correnti, su fondi di investimenti, su conti postali, con la sola  eccezione di Bot e Btp, su cui rimarrà l’aliquota al 12,5% e fondi pensioni, su cui invece resta l’aliquota all’11%. Al fine di evitare che si verifichino vendite in massa nei giorni precedenti l’entrata in vigore delle nuove aliquote, il governo ha pensato al sistema cosiddetto dell’affrancamento per dare in questo modo una via d’uscita ai risparmiatori italiani.

Tassa sulle rendite finanziarie al 20%. Titoli di Stato esclusi

Se verrà scelto l’affrancamento, il contribuente avrà la possibilità di scegliere che cosa è più conveniente fare e avrà la possibilità di decidere se assoggettare le plusvalenze all’imposta del 20%, mentre per il periodo successivo il nuovo valore di carico di azioni, obbligazioni ecc. sarà uguale a quello che il mercato ha rilevato al 30 giugno 2014. Il termine ultimo per l’operazione di affrancamento è previsto per il 30 settembre 2014, per cui chi arriva a ridosso della scadenza sarà soggetto alla nuova aliquota del 26% sul plusvalore.

Se, quindi, entro il prossimo 30 settembre l’investitore non dovesse decidere per l’affrancamento, nei prossimi mesi sarà soggetto al pagamento di una tassa retroattiva sui guadagni passati, tenendo conto che l’aliquota al 26% colpisce anche i guadagni maturati gli anni scorsi.