Il fondo petrolifero sovrano della Norvegia ha provveduto a vendere tutte le proprie holding relative al debito governativo di Irlanda e Portogallo; in questa maniera, si sta cercando di ridurre al massimo i rischi relativi alla crisi dell’eurozona, tanto che questo stesso ente ha anche ridimensionato le proprie partecipazioni ai titoli di Stato di Italia e Spagna. Si tratta in pratica di una vera e propria protesta contro il contributo che deve essere offerto per la ristrutturazione del debito della Grecia. Il fondo scandinavo in questione, il quale detiene oltre seicento miliardi di dollari in assets finanziari sotto gestione e una quota del 2% per quel che riguarda tutti i titoli azionari del continente europeo, ha fatto sapere che i problemi vissuti dall’area dell’euro sono ancora molto complicati, tanto che il debito ellenico è addirittura peggiorato.
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Vendite su Pirelli, dopo che il titolo ha messo a segno un rally ininterrotto da quota 8.5 a quota 9.750 euro per azione circa; l’ultima seduta dell’ennesima ottava contrastata sul FTSE-Mib vede il titolo in perdita del 3,47% a quota 9.3150 dopo che in apertura è stato superato ampiamente il valore di resistenza a 9.750 euro solo per qualche scambio. La discesa netta non riesce a cancellare tutti i guadagni però ed il supporto critico a quota 9 euro per azione è ancora lontano.
Le indicazioni in arrivo da HSBC (Londra) sono comunque positive; gli analisti hanno confermato overweight ed il prezzo obiettivo è passato dai 12 euro precedenti ai 15 euro attuali.
Aspettative sicuramente rialziste quindi per il titolo, che dopo un’ottava di guadagni spaventa gli investitori; il target a 15 euro è ambizioso, ma non irraggiungibile secondo gli investitori. Anche se oggi è giornata di prese di profitto sembra che i trader non abbiano aperto troppe posizioni short dato che il livello chiave dei nove euro rappresenta una barriera insormontabile nel breve termine e rilancia la sfida dell’up-trend slegandosi dall’andamento dell’indice. Leggi tutto l’articolo
L’IPO di Facebook si avvicina e gli investitori di tutto il mondo non vedono l’ora di negoziare sul book e “tastare” il vero potenziale del social network. Facebook è nato come un progetto ristretto ai soli studenti dell’Università di Harvard nel 2004; l’idea è stata vista subito come vincente su larga scala e, passo dopo passo, finalmente questa realtà approda a Wall Street, con premesse e numeri da capogiro.
La “forchetta” sul prezzo delle azioni è stata fissata tra 28 e 35 dollari, per un valore massimo complessivo di 96 miliardi di dollari e minimo di 77 miliardi di dollari. Il dato è leggermente inferiore a quello stimato da Wall Street, ma non si può certo parlare di aspettative negative. Questa sera si misurerà la reazione degli investitori, che ormai sono abituati alle politiche del fondatore, noto per non esagerare mai nelle sue azioni.
Grazie a questi numeri Facebook è già ora la società del settore internet che al momento dell’IPO ha la maggior capitalizzazione; il colosso Google è stato battuto ampiamente dato che si parlava di una capitalizzazione di 23 miliardi di dollari. Leggi tutto l’articolo
I titoli obbligazionari del governo di Taiwan hanno fatto registrare il loro terzo rialzo settimanale, dopo che si è diffusa la notizia circa un rincaro dei prezzi dell’energia elettrica: il dollaro locale, di conseguenza, si è rafforzato per la quarta settimana consecutiva. Le tariffe energetiche sono state dunque determinanti per lo stato asiatico, anche se gli aumenti a cui si sta facendo riferimento partiranno dal prossimo 10 giugno, ben più tardi rispetto alla data prevista inizialmente (il 15 maggio per la precisione). La valuta, inoltre, dovrebbe concludere l’apprezzamento nel week-end che comincerà domani, una performance che non veniva registrata da almeno due mesi a questa parte.
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L’ultimo rapporto che è stato pubblicato in merito alle Insurance Linked Securities da parte di Clear Path Analysis contiene dei riferimenti molto utili per capire in che modo stanno evolvendo degli investimenti finanziari di cui non si parla molto spesso: in particolare, non si può non fare riferimento all’intervista che coinvolge due rappresentanti dei fondi pensionistici che attualmente non investono in Catastrophe Bond o altri titoli che sono collegati al comparto assicurativo. I commenti in questione sono preziosi, soprattutto perché danno la possibilità di capire in che modo si possono educare gli investitori istituzionali circa i rischi e i potenziali vantaggi di questi particolari strumenti.
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Per capire cosa significa un investimento finanziario in diamanti, ci si può affidare alle parole di Ronald Schiller: secondo il giornalista e scrittore americano, infatti, esso rappresenta qualcosa di più affascinante rispetto a un normale certificato azionario, senza dimenticare la totale assenza di preoccupazioni quando il mercato è in una fase fluttuante. Il fatto, poi, che il valore aumenti di giorno in giorno è un altro punto a suo favore. Bisogna però specificare che non si sta parlando dei normali diamanti che siamo abituati ad ammirare in una gioielleria. Una delle caratteristiche principali di questo bene come investimento è senza dubbio la semplicità con cui è possibile vendere e rivendere ogni pietra. Il brillante in questione, però, deve anche incontrare i gusti e i favori dell’acquirente, altrimenti la transazione non può essere completata in alcun modo.
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Dopo essere stati accostati per mesi alla Grecia (poi fallita ed ora in default controllato), la povera Italia ora deve essere messa vicino alla Spagna, la cui situazione non è sicuramente delle migliori, dato che si trova in recessione secondo la lettura del PIL nell’ultimo trimestre. L’Italia si trova comunque sotto la cura di un Governo Tecnico, che segue ad una gestione fallimentare del precedente mandato e per questo motivo le condizioni di rischio sono tutto sommato reali, anche se esasperate dai media e dai Governi di Germania e Francia.
L’analisi annuale del Fondo Monetario Internazionale è di routine ma questa volta la commissione setaccerà l’Italia con più attenzione, dato che vi sono delle riforme sul campo che vanno valutate nel medio e nel lungo termine. Il team inviato dal FMI intende visitare i ministeri, le autority, l’Istat oltre che la Banca d’Italia ed altri incontri con esperti del settore. Il tempo di permanenza è di circa due settimane ed il lavoro da fare immenso; i provvedimenti del Governo Tecnico con cui l’Italia vuole rivedere gli errori fatti negli ultimi 15 anni circa ha ambizioni elevatissime ma potrebbe riuscire nell’intento.
►GIUDIZIO FMI SU RIFORMA LAVORO
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Ancora nessuna sorpresa dalla BCE; la politica sui tassi dell’Eurozona non sorprende (ne in positivo, ne in negativo) da molto tempo gli investitori che puntano al Vecchio Continente, ed anzi rimandano ancora una volta l’eventuale intervento a data da destinarsi.
La ripresa economica non sta funzionando ed i dati sulla disoccupazione richiederebbero un intervento netto delle istituzioni, anche per il rilancio dei consumi. Alla riunione della BCE, tenuta eccezionalmente in Spagna, seguono i commenti degli analisti di MPS Capital Services:
non sono attesi cambiamenti al livello dei tassi sebbene le dichiarazioni di Draghi potrebbero risultare più disponibili verso l´ipotesi di ulteriori manovre in futuro tra cui un eventuale taglio del tasso di riferimento e/o una abbassamento del tasso sui depositi allo 0% al fine di disincentivare il deposito della liquidità presso l´Istituto. Il tutto alla luce principalmente delle recenti indicazioni macro non favorevoli soprattutto dagli indicatori prospettici con riferimento anche alla Germania. Lo stesso Draghi potrebbe fornire dettagli sul´ipotesi di patto sulla crescita recentemente menzionata
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