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Come investire in borsa con l’economia in recessione

 
ND82
23 luglio 2012
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La crisi dei debiti sovrani, abbinata ad un contesto economico di forte rallentamento sia nei paesi “maturi” che in quelli “emergenti”, sta creando non pochi grattacapi ai money manager di tutto il mondo. Sebbene l’imperativo categorico in un momento di così forte incertezza resta la difesa del capitale a qualsiasi costo (anche se “comprare la sicurezza” può generare rendimenti negativi, come nel caso dei bond tedeschi o nordici con rating AAA, ndr), la borsa potrebbe non essere un campo minato se si persegue la strada della selezione dei migliori titoli “difensivi”.

La recessione sta mettendo in ginocchio i titoli quotati nelle borse dei paesi periferici. Tuttavia, sia nella zona euro che al di fuori del vecchio continente, ci sono titoli che non soffrono in nessun modo la crisi attuale e in molti casi non c’è alcun collegamento con la crisi dell’euro. I titoli che non risentono della crisi sono principalmente i titoli anti-ciclici, ovvero quelli appartenenti al comparto delle bevande, del tabacco, dei farmaceutici, ecc.

Si pensi, ad esempio, al produttore di alcolici britannico Diageo. Da inizio anno guadagna oltre il 20%, negli ultimi dodici mesi il titolo in borsa è cresciuto del 34%, mentre a tre anni la performance mostra uno sbalorditivo +91%. Quello delle bevande alcoliche è un settore che non conosce crisi e che si fa beffa di recessione e tensione sugli spread. La francese Remy Cointreau, che pure avrebbe in qualche modo a che fare con la moneta unica, sale in borsa del 49% da inizio anno, ma negli ultimi tre anni ha guadagnato il 200%.

In Svizzera, il colosso alimentare Nestlè sale del 14% da inizio anno e del 38% negli ultimi tre anni. Anche la farmaceutica Novartis sta dando ottime soddisfazioni agli investitori. Nel settore del tabacco troviamo il colosso British American Tobacco, salito del 20% a un anno e del 91% a tre anni. In Svezia la piccola fiammiferaia Swedish Match guadagna quasi il 20% da inizio anno e il 126% a tre anni. Insomma, non è vero che in borsa si perde per forza quando imperversa una grave crisi finanziaria e/o economica. Bisogna saper scegliere, ma oggi il rischio è quello di entrare a prezzi molto elevati.

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